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Virus Herpes Simplex e attività sessuale: una iniziazione precoce al sesso può aumentare il rischio di infezione

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Pubblicato il: 14-10-2002

Secondo i risultati di un recente studio condotto nel Regno Unito, le persone diventate sessualmente attive in giovane età, sono esposte ad un rischio maggiore di contrarre infezioni da virus herpes simplex di tipo 1 (HSV-1).

Sanihelp.it - Il virus HSV-1 causa comunemente vescicole (dette volgarmente febbri) sulle labbra o al volto , mentre l’HSV-2 colpisce invece principalmente la zona genitale(herpes genitale). L’HSV-1 è trasmesso sia con interazioni sociali sia sessuali; con il bacio, con rapporti sessuali semplicemente tramite contatto con la mano, o con utensili in comune, di una persona infetta. L’HSV-1 può rimanere inattivo, o “silente”, per molti anni senza causare sintomi, ma alcuni soggetti infettati possono invece presentare recrudescenze periodiche con comparsa di vescicole ed ulcerazioni. Una volta contratta una infezione da HSV, i soggetti rimangono portatori per tutta la vita.

Secondo il rapporto presentato nel numero di ottobre di Sexual Transmitted Infections, nei decenni passati l’infezione da HSV-1 era piuttosto comune e si stima che abbia contagiato la maggior parte della popolazione negli anni ‘40. I miglioramenti della situazione socioeconomica sono considerati i fattori che hanno ridotto del 50% il livello d’infezione da HSV-1 negli adulti, intorno agli anni ’70. Secondo gli esperti inglesi attualmente un bambino su quattro risulta portatore del virus.

Secondo il Dr. Frances M. Cowan e colleghi, del Royal Free and University College Medical School di Londra, la percentuale di herpes genitale causato da HSV-1 rispetto allo HSV 2 è in aumento nel Regno Unito, soprattutto nella popolazione più giovane, ma l’importanza della trasmissione sessuale di questo virus non è chiara.
Per indagare questo fattore, il team ha controllato 869 persone in cura presso una clinica specializzata in uro-ginecologia e 1494 donatori di sangue; entrambi i gruppi sono stati intervistati sulle proprie abitudini sessuali e controllati per rilevare la presenza di HSV-1.
Poco più del 60% dei pazienti in cura presso la clinica, presentava anticorpi diretti contro HSV-1 nel sangue, segnale di esposizione al virus; la percentuale di positività nei donatori di sangue è stata approssimativamente del 46%.
Basandosi sull’analisi del proprio studio, Cowan e colleghi hanno affermato che l’età del primo rapporto sessuale è il più forte indicatore predittivo d’infezione da HSV-1. Esaminando le persone seguite dalla clinica, se il primo rapporto sessuale avveniva ad un’età media di circa 20 anni, il rischio di contrarre l’infezione era ridotto di più del 60% rispetto a coloro che riferivano il primo rapporto ad un’età intorno ai 15 anni.
Esaminando i donatori di sangue, la prima esperienza sessuale a 20 anni era seguita da una riduzione del rischio del 36% rispetto a quelli che la riferivano a 15.
Concludendo, l’associazione dell’infezione con rapporti sessuali precoci è quindi evidente e potrebbe riflettere le pratiche sessuali particolari di persone iniziate al sesso in questa fascia di età. Da: Sexually Transmitted Infections


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Redazione Sanihelp.it

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