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Poco latte nella dieta italiana, sì dei medici ai probiotici

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Pubblicato il: 26-09-2007
Sanihelp.it - Negli ultimi anni l’interesse della comunità scientifica per i probiotici è aumentato, e sono sempre più numerose le occasioni di studio e approfondimento su questo tema. Il consumatore però fatica a comprendere i reali benefici di questi prodotti e a scegliere tra le diverse proposte sul mercato. 
Per questo motivo, sono in arrivo nuove linee guida del Ministero della Salute, della FAO/WHO e di alcune agenzie per la sicurezza alimentare dell’Unione Europea, che chiariranno i criteri per l'identificazione del ceppo probiotico e per lo studio dell'efficacia.
La notizia è stata data ieri, nel corso di un incontro formativo promosso da Yakult, lo specialista dei probiotici.
Oltre a illustrare la varietà dei probiotici, i loro effetti sulla salute e i meccanismi biologici, gli esperti riuniti a Milano hanno ribadito la necessità di un cambiamento nelle abitudini alimentari degli italiani.
«Nell’alimentazione italiana i consumi di latte e yogurt sono piuttosto bassi - ha spiegato Andrea Ghiselli, ricercatore INRAN - Come risultato dall’ultima indagine di sorveglianza nutrizionale al momento disponibile, gli adulti si attestano ad un livello di consumo pari a poco più di un terzo delle raccomandazioni, ovvero una porzione al giorno contro le tre raccomandate. La scelta quindi di un prodotto lattiero contenente probiotici può indurre una modifica dei comportamenti alimentari più in linea con le odierne raccomandazioni nutrizionali. Si tratta di una scelta di grande impatto sulla salute pubblica: l’acquisizione di uno stile di vita più salutare rimane ancora l’unico requisito per la prevenzione delle patologie cronico-degenerative, anche alla luce delle mutate abitudini alimentari del mondo occidentale».


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Redazione Sanihelp.it

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