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Malattie sessuali: allarme per Aids e violenze

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Pubblicato il: 29-10-2007
Sanihelp.it - Le malattie sessualmente trasmissibili (MST) costituiscono uno dei più seri problemi di salute pubblica in tutto il mondo, con un'incidenza annua di oltre 300 milioni di casi escludendo l'AIDS e le altre infezioni virali.
Il compito di aggiornarne le conoscenze è affidato oggi al IV Congresso nazionale SIMaST, una due giorni in corso a Brescia sul tema «Le infezioni sessualmente trasmissibili 2007: focus su prevenzione e nuove terapie».

Diverse le problematiche al centro dei lavori congressuali, a cominciare dalla ripresa della diffusione dell’AIDS.
«Dal 1982, anno del primo caso di AIDS in Italia, fino a dicembre 2006 sono stati notificati 57.531 casi di AIDS – ha spiegato Barbara Suligoi, direttore del Centro Operativo AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità - il 62% di questi è deceduto. Le infezioni da HIV hanno visto in Italia un picco nel 1987, poi sono diminuite. Tuttavia il trend in diminuzione si è fermato attorno alla fine degli anni '90: da allora l'andamento dei casi di nuove infezioni appare stabile, se non in aumento in alcune aree».
Secondo l’esperta, oltre a un aumento dell'età mediana al momento della diagnosi di infezione da HIV (da 25,7 anni nel 1985 a 36,4 anni nel 2005), c'è stato un cambiamento radicale delle categorie di trasmissione: nel 1985 il 74,5% dei casi era costituito da tossicodipendenti mentre solo il 9.5% lo era nel 2005; nello stesso periodo, i casi che si sono infettati attraverso rapporti sessuali (eterosessuali o omosessuali) sono passati dal 7.9% al 69,0%.
Un altro tema al centro del congresso SIMAST di Brescia è quello della violenza sessuale: le infezioni sessualmente trasmesse (IST) insieme ai traumi fisici e psichici e alle gravidanze indesiderate rappresentano alcune delle conseguenze sulla salute associate alla violenza e all'abuso sessuale.
«Una ricerca ISTAT pubblicata alla fine del 2004 stimava che in Italia almeno sette donne subiscano ogni giorno una violenza sessuale – ha affermato Massimo Giuliani, medico del reparto di Epidemiologia, Dipartimento di Malattie Infettive Parassitarie e Immunomediate dell’Istituto Superiore di Sanità - L'allarme arriva dal fatto che la ricerca si basa solo sui casi denunciati alle autorità e che non superebbero il 10% dell'effettivo totale. Questo indica come questo fenomeno si presenti solo come punta di un grosso iceberg, le cui effettive dimensioni si esprimerebbero in migliaia di casi ogni anno».

Infine, gli esperti riuniti a Brescia discuteranno oggi e domani del futuro del vaccino quadrivalente anti Papillomavirus Umano (Hpv), disponibile in Italia dal marzo scorso.
«Attualmente solo le regioni Basilicata, Valle d'Aosta e Veneto hanno avviato il programma di vaccinazione pubblica – ha commentato Giampiero Carosi, direttore dell’Istituto Malattie Infettive dell’Università di Brescia – ma nella recente Finanziaria il Governo ha stanziato 100 milioni di euro per la vaccinazione Hpv nel 2008. Vaccinando il 70% delle ragazze prima dei 12 anni si può ridurre del 78% l'incidenza del cancro del collo dell'utero, così come anche il 78% delle lesioni cervicali pre-cancerose e l'83% dei condilomi genitali».


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Redazione Sanihelp.it

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