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Omega3 riducono il rischio di morte improvvisa

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Pubblicato il: 08-11-2007
Sanihelp.it - Una dieta ricca di acidi grassi Omega-3 ha effetti benefici sul ritmo cardiaco e protegge contro il rischio di morte improvvisa. Inoltre il loro consumo aiuterebbe a prevenire la pressione sistolica e diastolica di circa 1 mmHg.
A sostenerlo è l’Osservatorio NFI – Centro Studi dell’Alimentazione Nutrition Foudation of Italy, sulla base di un recente studio scientifico, che ha coinvolto più di 3.000 persone (uomini e donne di età media 45 anni) per ricercare l’associazione tra il consumo di pesce e Omega-3 e il rischio di aritmie cardiache

I partecipanti hanno compilato un questionario per stabilire le abitudini alimentari, il livello di attività fisica e il consumo di alcol e sono stati sottoposti a elettrocardiogramma per la misurazione di alcuni parametrici cardiaci. Gli studiosi hanno osservato che coloro che consumavano più di 300g di pesce a settimana presentavano una riduzione del 13,6% dell’intervallo QT (indicatore delle caratteristiche del ciclo elettrico cardiaco), rispetto a chi non ne mangiava. La riduzione passava al 29,2% dopo aggiustamento dei dati per età, sesso, livello di attività fisica, indice di massa corporea, abitudine al fumo e consumo di noci.

Un altro studio, denominato Intermap, ha verificato l’impatto degli Omega-3 introdotti con la dieta sui valori pressori di soggetti non affetti da ipertensione. L’indagine ha coinvolto 4.680 uomini e donne di età compresa tra i 40 e i 59 anni e, anche in questo caso, hanno preliminarmente compilato un questionario relativo alle abitudini alimentari, al consumo di alcol e all’assunzione di supplementi e farmaci. Quindi è stata effettuata la misurazione della pressione arteriosa 2 volte nel corso di ognuna delle quattro visite mediche previste dallo studio. 
Il consumo medio di acidi grassi Omega-3 tra i partecipanti è risultato pari a 2 grammi al giorno; da un’analisi dei dati è emerso che coloro che consumavano le maggiori quantità di omega-3 presentavano, sia per la pressione sistolica, sia per quella diastolica, valori più bassi di circa 1 mmHg
In particolare l’effetto antiipertensivo maggiore è stato riscontrato nei soggetti non ipertesi che non seguivano diete particolari, non assumevano supplementazioni o farmaci e non erano affetti da diabete o patologie cardiovascolari.



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Redazione Sanihelp.it

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