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AAA: educazione sessuale cercasi

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Pubblicato il: 13-11-2007

Manca un approccio libero all'educazione sessuale. Famiglia e scuola sono immobili e i giovani imparano, male, dai media

Sanihelp.it - I giovani italiani non sono sufficientemente informati sui temi legati alla sessualità e hanno bisogno, al contempo, di spiegazioni che gli permettano di vivere le relazioni nel pieno benessere fisico e psichico. È stato questo il punto di partenza della Tavola rotonda di apertura del XXIV Congresso nazionale della Società Italiana di Andrologia che si è tenuto nei giorni scorsi ad Ancona.

Alla ricerca della loro identità, curiosi di scoprirsi grandi, ma intimoriti dall’incertezza di un futuro misterioso e per certi versi minaccioso, i ragazzi imparano la sessualità anzitutto dagli amici (il 30%), poi dalla propria madre (il 20%), da libri e riviste (il 13%), dal proprio padre (il 7%). Solo il 5% riceve informazioni all’interno delle scuole.

Da qualche decennio si assiste a un acceso dibattito sulla necessità di introdurre l’educazione sessuale nei programmi scolastici. In realtà il nocciolo della questione riguarda principalmente il modo in cui introdurla. Malgrado l’impegno di forze politiche e movimenti di opinione, una normativa organica in materia non è mai riuscita a superare lo stadio di proposta.

Educazione sessuale? O solo informazione nelle scuole? E in che modo, in quali tempi? Come affrontare gli aspetti sociali e morali del sesso? Gli insegnanti non sempre si sentono preparati (e forse neanche i genitori). E allora, cosa fare?

«Non sempre le famiglie riescono ad affrontare il tema della sessualità e dei suoi correlati – spiega Anna Oliverio Ferraris, psicologa e psicoterapeuta, docente presso l’Università La Sapienza di Roma – è utile perciò che la scuola se ne faccia carico anche perché oggi i nostri giovani sono bombardati fin da bambini da stimoli e messaggi sessuali: ne sono pieni gli schermi, le pubblicità, ne è pieno internet e non è facile per loro sottrarsi a questo tipo di pressione. L'ideale sarebbe seguire i propri ritmi invece di entrare in competizione con i propri coetanei o accettare supinamente i modelli imposti dai media; ma per questo è necessaria, appunto, una «educazione» impartita da persone preparate e sensibili, capaci di comunicare su questi temi caldi con i ragazzi».

Le resistenze maggiori all’inserimento di programmi di educazione sessuale nella scuola fanno riferimento sia al timore che parlare di sessualità possa costituire un incentivo a praticarla, sia alla preoccupazione che vengano trasmessi dei valori non coerenti con quelli familiari.

Qualcosa bisogna fare perché alcuni dati a riguardo non sono per niente confortanti: solo 1 ragazzo su 3 fa uso del profilattico e sono davvero pochi quelli che dichiarano di nutrire preoccupazioni evidenti sulle infezioni e malattie sessualmente trasmissibili.


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Redazione Sanihelp.it

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