Tumore allo stomaco, nuove conferme per la capecitabina
Sanihelp.it - Nuove conferme per la
capecitabina orale nel tumore gastrico avanzato. Uno studio recentemente pubblicato sul
New England Journal of Medicine rinforza l’utilizzo del farmaco come trattamento di prima linea per questa patologia molto difficile da trattare, in associazione ad una chemioterapia a base di platino.
Il
tumore allo stomaco rappresenta il quarto tra i tipi di cancro più diagnosticati e la seconda causa di mortalità per tumore nel mondo. Si stima che ogni anno, 911.000 persone nel mondo muoiano a causa di questa malattia, quasi 140.000 delle quali solo in Europa. Solo in Italia si registrano
13.000 nuovi casi e circa 8.000 decessi l’anno.
Lo studio pubblicato è un ulteriore esempio di come capecitabina, chemioterapico dalla innovativa formulazione orale, stia progressivamente sostituendo le terapie standard a somministrazione endovenosa nei pazienti affetti da tumori gastrointestinali.
«Essendo un chemioterapico orale, capecitabina offre ai pazienti una valida opzione rispetto all'attuale standard terapeutico somministrato per endovena - ha dichiarato David Cunningham, direttore dei reparti Gastrointestinale e Linfomi del
Royal Marsden NHS Foundation Trust di Londra - La capecitabina è efficace almeno quanto il trattamento endovenoso e riduce il tempo che i pazienti sono costretti a trascorrere in ospedale, consentendo a questi ultimi di condurre una vita più normale e di avere più tempo per sé. Elimina inoltre la necessità del
catetere venoso centrale, e le complicazioni e i fastidi ad esso associati».
Esiste un consenso crescente sul fatto che le terapie orali debbano sostituire le alternative per via endovenosa nel caso in cui abbiano dimostrato almeno pari efficacia senza compromettere la tollerabilità. L’82% degli oncologi statunitensi intervistati in un’indagine ha affermato che la principale ragione di scelta di un chemioterapico orale è un’efficacia almeno equivalente a quella delle alternative per via endovenosa.
L’approvazione di capecitabina in associazione alla chemioterapia a base di platino (con o senza epirubicina), è basata su due studi,
ML170325 e
REAL-2. Entrambi hanno dimostrato che i pazienti trattati con capecitabina hanno una
sopravvivenza totale pari ai pazienti trattati con terapia tradizionale di riferimento.
Inoltre, lo studio REAL-2 ha dimostrato che i pazienti trattati con la capecitabina vivono più a lungo rispetto al braccio di riferimento con 5-FU (epirubicina, cisplatino e 5-FU).6
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di Redazione Sanihelp.it
Fonte: Redazione Sanihelp.it Tags:
tumore stomaco capecitabina
Revisione: 18-01-2008
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