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MALATTIE CARDIACHE: ecco la proteina che svela in anticipo il rischio di cardiopatia

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Pubblicato il: 28-11-2002

Secondo un nuovo studio i soggetti ad alto rischio di malattie cardiache potrebbero essere scoperti precocemente, dosando i livelli di una proteina indice dello stato infiammatorio.

Sanihelp.it - Dosando una proteina, conosciuta col nome di proteina C-reattiva (o CRP), nel sangue di circa 28.000 donne, si è rilevato che questa proteina appare più affidabile del colesterolo “cattivo” (LDL) nel preannunziare il rischio di attacco cardiaco o di altri problemi cardiovascolari.
Le autorità in materia non hanno ancora accettato l’inserimento della proteina C-reattiva nei controlli routine, ma l’autore principale dello studio, il Dott. Paul M. Ridker della Harvard Medical School di Boston, in Massachussetts, ha affermato che l’esame potrebbe rivelarsi estremamente utile.
Più della metà degli attacchi cardiaci e degli ictus si verificano in uomini e donne sani, con livelli di colesterolo normali o addirittura bassi. I risultati dello studio mostrano che una semplice, e poco costosa, analisi del sangue di dosaggio della proteina C-reattiva, può consentire l’individuazione delle persone ad alto rischio di malattie cardiache, anche quando il loro livello di colesterolo è basso.

Persone con alti livelli di proteina C-reattiva, ma bassi livelli di colesterolo, sono a rischio; in questi casi, è consigliabile consultare i propri medici, seguire una dieta appropriata, aumentare l’esercizio fisico e smettere di fumare. Tutti questi accorgimenti possono ridurre il rischio di malattie cardiache.

Diversi studi hanno dimostrato l’associazione tra proteina C-reattiva, che indica la presenza di un’infiammazione, e rischio aumentato di infarto cardiaco, ictus, cardiopatia ischemica e malattie delle arterie.

Il realtà non è ancora ben codificato quale valore di proteina C-reattiva è da considerare troppo alto, e neppure se una riduzione del suo livello può effettivamente eliminare il rischio di malattie cardiache.

I livelli limite di colesterolo LDL (detto anche colesterolo “cattivo”) sono invece ben definiti. Il Dott. Ridker e i suoi colleghi hanno confrontato il colesterolo LDL e la proteina C -reattiva come fattori predittivi del rischio di infarto cardiaco, di ictus e di morte per disturbi cardiovascolari, con uno studio che ha coinvolto un gruppo di quasi 28.000 donne di età media intorno ai 55 anni. Sono stati prelevati campioni di sangue e misurati i livelli di colesterolo LDL e di proteina C-reattiva. Le donne sono state seguite per un periodo di circa 8 anni.
Nel numero di novembre del “The New England Journal of Medicine”, il Dott. Ridker e i suoi colleghi riportano che i livelli di proteina C-reattiva hanno dimostrato di poter prevedere, piuttosto accuratamente, il rischio di malattie cardiovascolari nelle donne.
Fattori noti di rischio sono l’età avanzata, il fumo, il diabete, la pressione alta e l’uso di una terapia ormonale sostitutiva. Donne con livelli più elevati della proteina C-reattiva mostravano una probabilità maggiore di 2 o 3 volte, di andare incontro ad un attacco di cuore, ictus o altre malattie cardiovascolari, rispetto alle donne con livelli più bassi di proteina. Secondo la relazione presentata, i livelli della proteina si sono dimostrati anche più affidabili, nel predire il rischio cardiovascolare, rispetto ai livelli di LDL.

Questi risultati, non implicano l’abbandono del controllo del livello di colesteroloLDL, e la sua sostituzione con il livello della proteina C-reattiva, nello screening del rischio cardiovascolare. Secondo Ridker e i suoi colleghi, una combinazione dei due metodi risulta essere il migliore metodo di previsione del rischio di disturbi cardiaci.

Gli autori sottolineano che la maggioranza dei primi attacchi cardiaci, e altri disturbi cardiovascolari, sono comparsi in donne con livelli di colesterolo normale. Esistono prove che l’uso di medicinali che riducono il livello di colesterolo, ad esempio le statine, potrebbero prevenire gli attacchi di cuore nelle persone che hanno alti livelli di proteina C-reattiva e bassi livelli di colesterolo LDL. Molti medici americani cominciano a controllare il livello di proteina C-reattiva oltre a quello del colesterolo. Secondo il ricercatore di Harvard i livelli di proteina C-reattiva devono considerarsi bassi quando minori di 1 milligrammo/litro, medi da 1 mg/l a 3 mg/l, e alti se maggiori di 3 mg/l. Lo studio ha dimostrato che l’uso della terapia ormonale sostitutiva nelle donne non infierisce sui livelli di proteina C-reattiva, pertanto si possono usare gli stessi criteri di misurazione in tutte le donne.

Il Dott. Lori Mosca, della Columbia University di New York scrive, in un editoriale di accompagnamento allo studio, che i risultati sono un’ulteriore prova che la proteina C-reattiva può servire a prevedere l’insorgere di malattie cardiovascolari.
Tuttavia, secondo Mosca, finché la relazione tra la proteina C-reattiva e rischio cardiovascolare non sarà confermato in futuri studi, non è consigliabile la diffusione di questo screening per la prevenzione, oltre agli indicatori che sono già in uso.

Tratto da “The New England Journal of Medicine”


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Redazione Sanihelp.it

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