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Cataratta, rischio ridotto con carotenoidi e vitamina E

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Pubblicato il: 20-02-2008
Sanihelp.it - Arricchire la dieta quotidiana con un supplemento di carotoneodi e vitamina E aiuta a ridurre del 15% il rischio di cataratta nelle donne.
A sostenerlo è uno studio scientifico pubblicato sulla rivista Archives of Ophthalmology, che ha coinvolto per 10 anni 39.876 donne sane di circa 50 anni, con l’obiettivo di indagare, attraverso un’attenta analisi della loro alimentazione quotidiana, il rapporto fra l’assunzione di carotenoidi, vitamina E e il rischio di cataratta.

Quantificando l’assunzione di luteina e zeaxantina in rapporto all’insorgere della cataratta che aveva interessato 2.031 soggetti, è emerso che le donne che assumevano la quantità maggiore di queste sostanze (6716 microgrammi al giorno) riducevano del 18% il rischio di cataratta rispetto a coloro che ne ingerivano di meno (1177 microgrammi al giorno).

Inoltre, nelle donne che assimilavano una maggiore quantità di vitamina E proveniente dal cibo e da integratori alimentari, il rischio di cataratta era ridotto del 14%.

Secondo la ricerca, messa in luce dall’Osservatorio AIIPA (Associazione Italiana Industrie prodotti Alimentari – divisione integratori alimentari), la luteina e la zeaxantina sono gli unici carotenoidi riscontrabili nel cristallino umano e la presenza di metaboliti derivanti dall’ossidazione di queste sostanze conferma il loro importante ruolo funzionale di antiossidanti nel mantenimento della pulizia del cristallino.

La cataratta è appunto una patologia del cristallino, piccola lente posizionata dietro la pupilla che permette di mettere a fuoco le immagini sulla retina, molto diffusa nella terza età. Si manifesta con un graduale annebbiamento della vista, in alcuni casi accompagnato a una percezione alterata dei colori e fotofobia, dovuti alla progressiva opacizzazione del cristallino causata dall’ossidazione delle proteine che ne costituiscono il tessuto.

L’età è una delle cause principali di questa patologia, che si può manifestare anche come conseguenza di malattie più complesse come diabete, e di fattori ambientali come l’esposizione prolungata ai raggi ultravioletti e le radiazioni elettromagnetiche. Un problema che non può esser risolto solo con la terapia farmacologica, ma attraverso un intervento chirurgico che asporta il cristallino, sostituendolo con una lente artificiale.






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Redazione Sanihelp.it

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