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Nell'orecchio ci sono cellule staminali... addormentate

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Pubblicato il: 29-02-2008
Sanihelp.it - Riattivare le cellule staminali già presenti, ma addormentate, dell’orecchio interno attraverso altre cellule della stessa famiglia portate dall’esterno grazie a nanomolecole. Non è fantascienza ma il frutto di alcune sperimentazioni già in atto. 
Studi dell‘équipe di Pisa e di Ferrara dimostrano che nei topi cellule staminali iniettate per via endovenosa, arrivano nell’orecchio, interagiscono con le cellule presenti, si integrano e sopravvivono. Le nanomolecole con le cellule staminali possono essere introdotte nell’orecchio interno, per stimolare le cellule staminali silenti. Ma anche rigenerare i neuroni, per mezzo dei nuovi impianti cocleari.
Le nanotecnologie spaziano anche nel campo dello screening genetico, consentendo di affinare la diagnosi: con un solo prelievo, grazie a microchip, si possono individuare mutazioni di geni. Per il momento sono state scoperte alcune decine di mutazioni ma, e in questo l’Europa è all’avanguardia, il passo per distinguerne migliaia è davvero breve.

Di genetica, nanotecnologie e moderne metodologie di screening si parla in questi giorni in Egitto in occasione del Convegno Internazionale Il Futuro dell’Otologia, promosso dal Centro Ricerche e Studi Amplifon come importante momento di aggiornamento per gli specialisti di tutto il mondo.

I disturbi dell'udito sono molto più diffusi di quanto si creda. Ne soffre circa il 12% della popolazione. In Italia, si calcola che vi siano circa 7 milioni di persone con problemi di udito, soprattutto tra gli anziani. Dalle ricerche effettuate fino a oggi emergono diversi fattori che concorrono alla perdita parziale o totale dell'udito a cominciare dall’invecchiamento, visto che circa il 30% della popolazione over 65 soffre di questo problema. Un ruolo importante ha l’ereditarietà, responsabile in un terzo dei casi presenti alla nascita. In causa ci sono anche il rumore, primo motivo di invalidità professionale, le infezioni (scarlattina, rosolia, otiti), farmaci, alcol e fumo, che hanno azione ototossica. 




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Redazione Sanihelp.it

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