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Il pillolo maschile è alle porte?

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Pubblicato il: 18-12-2002

Le donne potrebbero non essere più le sole ad utilizzare la pillola anticoncezionale. In un nuovo studio effettuato sui topi, una pillola, attualmente utilizzata per curare una rara malattia genetica, è risultata efficace come contraccettivo maschile

Sanihelp.it - L’autore principale dello studio, il Dott. Aarnoud C. van der Spoel della University of Oxford, Regno Unito, ha dichiarato di aver scoperto una medicina che, nei topi, può fungere da “pillola maschile”.

Dopo l’assunzione della pillola, i topi maschio perdono momentaneamente la fertilità per poi riacquistarla al termine dell’assunzione. Nonostante i promettenti risultati, il Dott. van der Spoel invita ad essere cauti, in quanto il medicinale non è stato ancora testato sugli uomini.

Sono in corso molte ricerche per trovare un contraccettivo maschile e la maggior parte delle volte ci si avvale di associazioni ormonali, tra cui il testosterone. I contraccettivi maschili a base di ormoni possono tuttavia avere effetti collaterali, ed il testosterone spesso deve essere iniettato. Il Dott. van der Spoel e i suoi colleghi hanno cambiato rotta, cercando un contraccettivo che non fosse a base di ormoni e che potesse essere assunto per via orale.

I ricercatori hanno scoperto che un medicinale chiamato NB-DNJ, usato per curare il morbo di Gaucher, una malattia genetica, rendeva i topi temporaneamente non fertili. I topi non erano più fertili a partire dalla terza settimana di assunzione del medicinale e ritornavano fertili un mese dopo la dismissione. Una relazione sullo studio è in pubblicazione sull’edizione on line di Proceedings of the National Academy of Sciences.

Molto probabilmente la medicina interferisce con la formazione di sostanze, chiamate sfingolipidi, che sono necessarie per la formazione di spermatozoi forti e in buona salute. Quando i topi assumevano il medicinale gli spermatozoi mostravano difficoltà a risalire fino all’ovulo ed inoltre, mostravano minori probabilità di fecondarlo.

Nell’uso a breve termine, la medicina non ha causato effetti collaterali. La dose somministrata ai topi era inferiore rispetto a quella necessaria per curare il morbo di Gaucher negli esseri umani. Secondo Van Der Spoel anche nelle dosi normalmente somministrate agli umani, gli effetti collaterali del farmaco sono blandi e temporanei.

Il prossimo passo sarà testare, nei topi, l’uso della medicina a lungo termine, per vedere se compaiono effetti collaterali e se gli animali ritornano ad essere fertili dopo aver assunto il farmaco per un periodo significativo della loro vita.

Tratto da: “Proceedings of the National Academy of Sciences”


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Redazione Sanihelp.it

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