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Viva il bio! Parola di Columbro

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Pubblicato il: 29-02-2008

Il celebre showman si è fatto portavoce di una missione speciale: convertire gli italiani al biologico, con una rassegna internazionale e con l'esempio. A cominciare dalla dieta...

Sanihelp.it - Promuovere in Italia e nel mondo il valore dell’alimentazione biologica quale segno di un'evoluzione socio-culturale profonda e irrinunciabile, sfatando l’atteggiamento di scetticismo e di cattiva informazione ancora oggi diffuso. 

È questa la missione del noto showman Marco Columbro, che per diffondere il suo messaggio ha dato vita nientemeno che a una rassegna internazionale, SaporBio: un evento che racchiude e armonizza il mondo bio, dell’enogastronomia e dello spettacolo in un percorso divulgativo e culturale ricco di manifestazioni e opportunità di confronto. 

Da cosa è nata l’esigenza di creare una cassa di risonanza tanto imponente per parlare del biologico?
«Innanzitutto dalla constatazione che quello che dovrebbe essere un patrimonio di tutti stenta ad essere percepito dal grande pubblico – spiega Columbro – Io mi occupo di ecologia da trent’anni, e di fronte alla situazione attuale ho sentito il bisogno di lanciare un messaggio forte. Parlo del fatto che, secondo quanto è emerso dall’ultimo Forum mondiale sull’alimentazione, il 20 per cento delle malattie derivano dalla scarsa qualità dell’alimentazione. Ogni anno, poi, chi si nutre di prodotti industriali assimila sette chili di additivi, coloranti e altre sostanze chimiche: un cibo morto che dà la morte, mentre quello vivo dà la vita». 

L’Italia è al primo posto nel mondo per la produzione di alimenti biologici, ma è solo undicesima per quanto riguarda i consumi. Come mai? «Per ignoranza, innanzitutto, e poi per mancanza di informazione. E’ come se cucinassimo piatti prelibati per poi lasciarli agli altri. Sul biologico, purtroppo, gravano ancora molti pregiudizi: si pensa per esempio che i prodotti biologici non siano buoni, mentre in realtà l’attenzione al gusto è cresciuta enormemente negli ultimi vent’anni. Molti poi, associano il biologico al concetto di medicinale, oppure sono scettici sulla sua reale naturalità. L’unico modo per cambiare questa mentalità è quello di portare il biologico in piazza, farlo assaggiare alla gente». 

Come ha fatto SaporBio l’anno scorso, e come farà quest’anno dall’11 al 15 giugno. Che riscontri ha avuto la prima edizione? «Un successo straordinario: in quattro giorni abbiamo registrato quarantamila presenze! La scelta vincente è stata quella di abbinare l’enogastronomia allo spettacolo e alla cultura, in modo che la gente potesse informarsi divertendosi. Quest’anno faremo ancora di più: da Viareggio, la manifestazione sarà estesa all’intera Versilia, con un’intenso programma di spettacoli, talk-show, party serali con grandi chef provenienti da Italia, Francia, Germania e Inghilterra, competizioni riservate ai giovani e ovviamente degustazioni». 

La tua insomma è una vera crociata di conversione al biologico, intrapresa anche in prima persona. Qual è la tua dieta quotidiana?
«Dopo la malattia sto cercando di perdere peso, quindi seguo un regime dimagrante: zuppa ai cinque cereali mattina e sera, verdure al forno, pollo o tacchino in padella. Il tutto rigorosamente biologico. Come sosteneva Paracelso, il cibo deve essere la nostra prima medicina: non è un caso se, oggi, l’alimentazione industriale è fonte di epidemie di obesità e di rischio per le pandemie. Per non parlare del continuo aumento dei bambini con problemi di allergie e intolleranze alimentari! Finchè il pubblico non capirà la differenza tra un’olio biologico e uno trattato con il benzene…». 

Una differenza che purtroppo si nota anche nel prezzo. Il biologico, in questo momento economico, può essere ancora un cibo per tutti?
«Ma certamente! Il problema è che non è il cibo biologico a costare troppo, ma quello industriale a costare troppo poco. E questo accade perché la produzione industriale, per abbattere i costi, fa leva sull’uso di conservanti, additivi, pesticidi. L’intera filiera manca di chiarezza, e la gente intanto si abitua a questi sapori artefatti fino a diventarne dipendente. Occorre rieducare innanzitutto i giovani, e modificare questa cultura per cui sono disposti a spendere centinaia di euro per un cellulare ma non un centesimo in più per la loro salute. Poi non dimentichiamo che la qualità si paga, sia per la manodopera che per la lavorazione. Nessuno si stupisce che una Mercedes costi più di un’utilitaria: perchè per il biologico deve essere diverso?»


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Redazione Sanihelp.it

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