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Stop agli psicologi in carcere: a rischio 50 mila detenuti

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Pubblicato il: 18-03-2008
Sanihelp.it - Cresce la preoccupazione degli psicologi per la bozza del decreto di riforma della sanità penitenziaria che trasferisce al Ministero della Salute e al Servizio Sanitario Nazionale (Ssn) il carico della medicina penitenziaria, ora di competenza del Ministero di Grazia e Giustizia. 
Questa nuova programmazione della salute del detenuto provocherà l’immediata sospensione di tutte le prestazioni sanitarie erogate dagli esperti psicologi che, a differenza di altre figure professionali, non subiranno alcun trasferimento. Le cure psicologiche si limiteranno semplicemente all’osservazione del detenuto senza poter effettuare alcun trattamento né alcuna presa in carico. 
Attualmente nei 205 penitenziari italiani operano 480 psicologi, alcuni impiegati nel servizio nuovi giunti, ossia nel primo colloquio, altri nell’attività di osservazione e trattamento successiva al primo intervento, e solo pochi come psicologi penitenziari di ruolo. 

Con la riforma a garantire l’assistenza sanitaria psicologica degli oltre 50.000 detenuti, ci saranno solo 16 psicologi. Questo significa che il 95% delle prestazioni attualmente erogate dovranno essere interrotte.

«Quando tra un anno o due le statistiche ci diranno che il numero dei suicidi nelle carceri è aumentato e che la situazione carceraria è diventata esplosiva - denuncia Mario Sellini, segretario generale del sindacato degli psicologi (Associazione Unitaria Psicologi Italiani) - non servirà più discutere e organizzare tavole rotonde per decidere cosa fare per fronteggiare l’emergenza. L’allarme, infatti, viene lanciato oggi e vuole evitare concreti danni umani, sociali ed economici».


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Redazione Sanihelp.it

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