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Qui Italia: l'aborto in cifre

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Dall'entrata in vigore della legge 194, il ricorso all'Ivg si è ridotto di un terzo e sono cambiate motivazioni e caratteristiche della scelta. Ecco le ultime statistiche Istat

Sanihelp.it - Prendendo a pretesto la recente moratoria ONU sulla pena di morte, in Italia si è tornati (ma si aveva mai smesso?) a discutere di aborto e della legge 194/1978 che ha introdotto e regolamentato l’interruzione volontaria della gravidanza nel nostro Paese. 

Cerchiamo qui, innanzitutto, di comprendere la portata del fenomeno, con l’aiuto dei dati Istat presentati recentemente nella ricerca L’interruzione di gravidanza in Italia, 2007, che fornisce un quadro statistico dell’aborto in Italia nella sua evoluzione temporale tra il 1985 ed il 2004 e nelle caratteristiche più recenti. 

Il numero di interruzioni volontarie della gravidanza si è ridotto di più di un terzo: da circa 210 mila nel 1985 a meno di 140 mila nell’ultimo anno disponibile (2004), con un andamento che, seppur altalenante, sembra rafforzare le tesi di coloro che attribuiscono alla 194 il merito di aver fatto prima venire allo scoperto le migliaia di aborti clandestini che avvenivano in regime di divieto, poi di aver reso le donne sempre più consapevoli che l’aborto non è un metodo desiderabile per controllare la propria fecondità

Quanto all’età, cresce la quota di donne giovani che scelgono di fare ricorso all’aborto. Nel 1985, meno di un quarto degli aborti avveniva prima dei 25 anni, dal 2000 in poi è appena un po’ più di un terzo, cosicché l’età media delle donne che hanno abortito volontariamente si è ridotta da 30,4 anni a 29,1 tra il 1985 ed il 2004. Ciò dimostra di nuovo il progressivo abbandono, nel nostro Paese, dell’aborto come mezzo per contenere il numero di figli all’interno delle famiglie ed il prevalere di un ricorso ad esso per evitare invece una gravidanza e una nascita in condizioni di difficoltà della donna. 

Una tendenza, questa, resa ancora più evidente dai dati sul numero di aborti volontari tra le coniugate: al di sotto del dieci per mille già nel 1994, è ulteriormente calato ed è stato superato dal tasso relativo alle nubili (nel 2004 il 10,1 per mille contro l’8,1 delle donne sposate. 
Ma i livelli più elevati (più di due volte e mezzo di quelli delle nubili e delle coniugate), in crescita negli ultimi dieci anni, riguardano le donne separate, divorziate o vedove (tasso di abortivitià nel 2004: 25,7 per mille).
Le particolari condizioni di difficoltà che devono in genere affrontare queste donne rischiano di aggravarsi con la nascita di un figlio da allevare e mantenere presumibilmente da sole.

Dall’insieme dei dati messi a disposizione dall’Istat sembra emergere dunque una doppia tipologia di donne che sono ricorse all’aborto volontario nel corso del 2004: un gruppo residuale di donne, soprattutto coniugate, di più basso livello di istruzione e meno impegnate in attività lavorative esterne, che ricorre ancora all’aborto per limitare la propria discendenza; ed un gruppo in crescita di donne più istruite ed attive che, davanti ad un concepimento indesiderato, sceglie di abortire in considerazione del proprio stato civile e del carico di impegni che deve già sostenere. Per entrambi i gruppi, tuttavia, non sembra che il ricorso all’aborto sia abituale, se solo da meno di un quarto a molto meno di un terzo hanno precedenti esperienze di interruzione volontaria della gravidanza. 

Le caratteristiche d’insieme per le donne che hanno abortito nel 2004 danno un livello di istruzione un po’ inferiore alla media delle donne italiane (45,7% con almeno il diploma di scuola superiore contro il 52,4%) ed un inserimento nel mercato del lavoro appena un po’ superiore (61,6% contro il 58,0%).

Ma sulla recente evoluzione del fenomeno delle IVG pesano molto anche gli aborti effettuati in Italia da cittadine immigrate. Nel 2004, ad esempio, le residenti straniere in età feconda, pari solo al 6% della corrispondente popolazione femminile, hanno dato vita all’11,5% delle nascite e a quasi un quarto degli aborti. Utilizzando una stima delle donne immigrate di età 18-49 anni, l’Istat ha inoltre calcolato che il tasso di abortività in questa popolazione era pari a 28,7 nel 1998, circa tre volte superiore a quello osservato tra le cittadine italiane. Il contributo delle donne straniere al numero di IVG in Italia potrebbe essere la causa principale dell’attuale fase di stabilizzazione dell’incidenza del fenomeno.
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di Redazione Sanihelp.it 
Fonte: Istat, L’interruzione di gravidanza in Italia, 2007. Laboratorio di Epidemiologia e Biostatistica dell’Istituto Superiore di Sanità, Il sistema di sorveglianza epidemiologica dell’IVG. I
Tags: aborto, immigrazione, statistiche,
Revisione: 29-06-2009

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