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Depurati con la dieta salvafegato

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Pubblicato il: 25-03-2008

Le abbuffate estive hanno messo a dura prova il nostro organismo, e non solo per questioni di linea: il fegato è il primo a risentire di una dieta ipercalorica. Ecco come rimediare...

Sanihelp.it - Cene e aperitivi sul mare, dolci e gelati sotto l'ombrellone: le abbuffate estive, ahimè, lasciano il segno, e non solo sulla bilancia! Ll primo a risentire degli eccessi vacanzieri è il nostro fegato. La steatosi epatica non alcolica, o fegato grasso, è una sorta di spia di iniziale sofferenza del fegato, dovuta all’accumulo di grassi, che, se non curata, può portare a gravi conseguenze come fibrosi e cirrosi

I numeri di questo disturbo sono allarmanti: colpisce il 30% degli adulti italiani, il 20% di bambini e adolescenti, l’80% dei diabetici e il 50% delle persone obese. Per prevenire simili conseguenze, gli esperti consigliano di intervenire subito e con una strategia multifattoriale.

«La dieta mediterranea rappresenta un caposaldo - spiega Giuseppe Fatati, responsabile dell’Unità di Diabetologia, Dietologia e Nutrizione Clinica dell’Ospedale di Terni e presidente dell’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (A.D.I.) -  perché racchiude in sé alcuni concetti fondamentali: varietà di cibi e prodotti stagionali, alto consumo di pesce, frutta, verdura e legumi, pochi alcolici e zuccheri semplici, olio di oliva come principale fonte di condimento. Ed è notizia di questi giorni la candidatura della dieta mediterranea a patrimonio culturale dell’umanità». 

A queste buone pratiche alimentari va però sempre affiancata l’attività fisica. «È importante – continua Fatati - che chi è in sovrappeso da un lato aumenti l’attività aerobica, dall’altro riduca in maniera graduale la quantità di calorie da assumere. Il tutto con continuità. Il 10-15% dei casi di cirrosi e insufficienza epatica non ha alcun fattore eziologico definito, ma potrebbe essere legato all’insieme di anomalie metaboliche che definiamo sindrome metabolica. In queste circostanze un intervento precoce potrebbe evitare danni pericolosi al fegato». 

Per contrastare questi meccanismi degenerativi, che si orientano verso la cronicità, buoni risultati clinici sono stati ottenuti con un prodotto a base di silibina, un estratto di cardo mariano, fosfolipidi e vitamina E, in grado di agire sui meccanismi implicati nella formazione del fegato grasso e dei danni che da esso conseguono.


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Redazione Sanihelp.it

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