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Diossina: ci conosciamo?

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Pubblicato il: 01-04-2008

Che cos'è, e soprattutto in quali alimenti può ritrovarsi il temibile composto chimico che in queste settimane ha fatto tremare gli amanti della mozzarella di bufala

Sanihelp.it - Il termine generico diossine viene utilizzato comunemente per indicare dei composti chimici tecnicamente definiti eteroaromatici triciclici quasi-planari (PCDD e PCDF). Entrambi sono costituiti da due anelli benzenici clorosostituiti, collegati da uno o due atomi di ossigeno. 

In base al numero e alla posizione degli atomi di cloro è possibile distinguere 75 congeneri di PCDD e 135 congeneri di PCDF. Le caratteristiche chimico-fisiche variano in base al grado di clorurazione: a un maggiore numero di atomi di cloro corrispondono una bassa solubilità in acqua e un alto grado di lipofilicità. Questi composti sono inoltre caratterizzati da una bassa tensione di vapore (che ne determina una lenta evaporazione), da un alto punto di fusione, da una bassa biodegradabilità, e da una degradazione fotochimica variabile in base alle condizioni. Queste caratteristiche ne determinano una lunga persistenza ambientale e la tendenza al bioaccumulo. 

Le diossine non sono prodotti industriali, ma sottoprodotti indesiderati di reazioni chimiche, termiche (incompleta combustione di materiale organico in presenza di cloro), e fotochimiche. 
Esse sono oggi considerate contaminanti globali, risultato d’una molteplicità di sorgenti d’emissione e dell’elevata persistenza ambientale che ne favorisce la ridistribuzione dai punti d’emissione. 

Le diossine, sia pure in bassissime dosi, sono presenti praticamente ovunque. Il problema quindi non è la loro presenza, ma la loro quantità.
Le diossine si producono soprattutto con la combustione incontrollata e si formano in maggiore misura da composti clorurati: tra i vari precursori, quelli particolarmente importanti sono i policlorobifenili (PCB).
Per le proprietà di stabilità chimica e fisica, resistenza agli acidi e alle basi, non infiammabilità, i PCB sono stati utilizzati per molti anni in una vasta serie di applicazioni come fluidi dielettrici in trasformatori e condensatori elettrici, fluidi idraulici, veicolanti o diluenti sinergici di pesticidi, plastificanti, ritardanti di fiamma, fungicidi, componenti di vernici. 

La produzione di miscele commerciali di PCB è stata interrotta a partire dalla seconda metà degli anni ‛70 in USA (più tardi in Europa e in Italia); tuttavia, il loro esteso impiego, lo smaltimento improprio, e l’elevata persistenza ambientale li rendono ancora presenti diffusamente come contaminanti ambientali e alimentari. Nel gruppo dei PCB si distinguono quelli con proprietà tossicologiche diossina-simili (DL-PCB).

In agricoltura due sono le possibili fonti principali di diossina: 
  • la pratica di bruciare rifiuti agricoli all’aperto, ad esempio teloni di copertura in plastica, sacchi con residui di fitofarmaci clorurati, tubi in PVC, copertoni di automezzi. Le diossine prodotte vengono liberate in aria e quindi ricadono sul terreno. Animali da pascolo, ovini e bovini, brucando l’erba ingeriscono una certa quantità di terra che può contenere queste sostanze. Un bovino in un giorno può ingerire 200-300 grammi di terra: la diossina presente si accumula nel grasso dell’animale e per gli animali produttori di latte si può accumulare nel latte prodotto e negli alimenti derivati.
  • La pratica dell’utilizzo di mangimi illegalmente contaminati da oli industriali contenenti diossina e/o PCB. 
Per questi motivi la Comunità Europea già dal 1999 ha inserito nel piano di controllo dei mangimi animali l’analisi delle diossine e dei PCB diossina-simili.
Come avvenuto in altre parti di Italia e in paesi europei, controlli routinari hanno testimoniato la presenza di diossine nel latte di bovini e bufalini allevati in alcune zone tra Napoli e Caserta già all’inizio degli anni 2000.
L’Agenzia per l’Ambiente della Regione Campania ha partecipato a lungo dal 2002 ad un piano di monitoraggio della diossina sul territorio eseguendo numerosissime analisi del terreno della superficie vegetale nella zona tra Napoli e Caserta ove nel 2000 era stata segnalata la presenza di tracce di diossina nel latte ammassato da allevamenti bufalini.
Le analisi sono state costantemente negative, fino ai recenti casi di cronaca. 

Per quanto riguarda gli effetti sulla salute umana, le diossine appartengono alla categoria dei distruttori endocrini conosciuti, ossia la cui azione è stata riscontrata nel corso di esperimenti su animali o esperimenti in vitro. Il laboratorio di medicina del lavoro dell'università di Roma riporta questa indicazione: gli effetti delle diossine sembrano essere numerosi, oltre ad un’attività come distruttori endocrini a livello dell’apparato riproduttivo e della tiroide, sembrano influire sul corretto funzionamento del sistema immunitario e probabilmente la tetraclorodibenzodiossina (TCDD) è cancerogena per l’uomo.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ministero della Salute

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