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Mozzarella di bufala: e ora?

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Pubblicato il: 01-04-2008

Dopo l'esplosione del caso diossina, in Italia e nel mondo cresce la confusione: la mozzarella di bufala è sicura? Quali sono i provvedimenti presi? Cerchiamo di fare chiarezza

Sanihelp.it - Mozzarelle di bufala contaminate da diossina nel casertano. La notizia è deflagrata come una bomba a pochi giorni dalla Pasqua, scatenando un polverone di allarmismi e polemiche dall’eco internazionale.
I casi di positività sono stati riscontrati nell’ambito dei programmi permanenti di monitoraggio della diossina effettuati tra il mese di ottobre e il mese di febbraio scorsi. 

I controlli hanno evidenziato indici di diossina moderatamente superiori al limite previsto dalle normative europee nelle mozzarelle e nel latte presso 25 caseifici sui 130 controllati.
Subito dopo tali riscontri, una task force nominata dal Ministero della salute ha provveduto a rintracciare tutte le 83 aziende agricole fornitrici dei 25 caseifici. Queste aziende sono state sottoposte a sequestro cautelare per impedire qualsiasi rischio in attesa di conoscere gli esiti delle analisi che evidenzieranno la effettiva provenienza del latte risultato positivo all’esame della diossina.
Grazie ai sequestri tempestivi si è impedita la distribuzione di materie prime a rischio, ma non la diffusione della psicosi alimentare, soprattutto all’estero. 

La mozzarella di bufala campana, come è noto, è un prodotto DOP (denominazione di origine protetta), e come tale deve rispondere a specifici disciplinari di produzione approvati dall’UE. Così, dopo aver inviato rassicurazioni alle ambasciate dei Paesi interessati dall’importazione di questo prodotto, lo scorso 28 marzo il ministro della Salute Livia Turco ha formalmente richiestolo al Commissario Androula Vassiliou, responsabile della Politica della Salute e dei Consumatori della UE, una gestione comune della crisi.
Tutti i risultati delle analisi effettuate saranno messi a disposizione della Commissione entro metà aprile. Sarà prescritto il divieto di commercializzazione del latte e dei relativi prodotti fino ad esito favorevole dell’analisi.

Conclusa la prima fase, che consiste in un controllo ufficiale su tutti i caseifici che insistono nel territorio delle province di Caserta, Avellino e Napoli (circa 400), si procederà, con lo stesso approccio, al controllo dei caseifici ubicati nelle province di Benevento (25 caseifici) e Salerno (185 caseifici).
Attualmente, la capacità dei laboratori ufficiali italiani è di 150 analisi in circa 15 giorni. I laboratori di riferimento europei, indicati dalla Commissione UE, analizzeranno il resto dei campioni in modo che i risultati possano essere disponibili nel più breve tempo possibile (10-15 giorni a partire dall’inizio del campionamento). 

Una volta disponibili i risultati analitici, sarà fatta un’analisi epidemiologica per l’individuazione dell’estensione del fenomeno, e sarà resa disponibile una mappa rappresentativa della situazione, in modo da poter procedere ad eventuali ulteriori controlli. Saranno presi in considerazione anche i dati storici, raccolti dal 2003 ad oggi. Una volta individuate le zone a rischio, si procederà ad un controllo conoscitivo, senza blocco cautelare, su tutti gli allevamenti bovini ed ovi-caprini.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Ministero della Salute

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