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Il massaggio cardiaco sui bambini

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Pubblicato il: 02-04-2008

Procedura salva-vita, il massaggio cardiaco richiede tecnica e dimestichezza. Ecco come si esegue in due fasi, distinguendo neonato e bambino.

Sanihelp.it - 1: Ricerca del punto di compressione: Neonato: porre il dito indice di una mano sullo sterno appena al di sotto di una linea che congiunge i capezzoli; le dita medio e anulare della stessa mano poste a contatto dell’indice al di sotto di esso si trovano nella posizione per il massaggio.
Bambino: fare scivolare l’indice e il medio di una mano lungo il margine costale inferiore fino a incontrare lo sterno. Porre due dita, l’indice e il medio, nella parte bassa dello sterno in modo che il dito media sia a contatto con la giunzione sterno-costale prima individuata; la posizione per il massaggio si trova appoggiando il palmo dell’altra mano sullo sterno subito al di sopra delle due dita.

2. Metodica di compressione: Neonato: si può scegliere tra la tecnica a due mani e la tecnica a due dita. La prima consiste nel porre i due pollici uno accanto all’altro o uno sopra l’altro sullo sterno nella posizione precedentemente individuata; abbracciare tutto il torace con le altre dita di entrambe le mani fino alla colonna vertebrale; comprimere lo sterno con i pollici utilizzando la forza delle mani. Tecnica a due dita: le dita medio e anulare si trovano a contatto con l’indice e al di sotto di esso nella posizione prima individuata; comprimere lo sterno con le dita medio e anulare dopo aver sollevato l’indice utilizzando la forza del braccio. In entrambe le tecniche, lo sterno si deve abbassare con la compressione di 1-1,5 cm nel neonato e 2 cm circa del lattante.
Bambino: ci si inginocchia a fianco dell’infortunato e si individua la zona su cui applicare le mani sovrapposte. Si individua l’arcata costale, due dita sopra il processo xifoideo, a fianco delle due dita si applicano le mani (tallone della mano), esercitando una pressione verso il basso tale da abbassare il torace di 2-4cm. Le braccia sono iperestese (il gomito non si flette) e perpendicolari rispetto al torace dell’infortunato.


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Redazione Sanihelp.it

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