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La chemioterapia? meno dolorosa con il digiuno

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Pubblicato il: 03-04-2008
Sanihelp.it - La migliore protezione dalla chemioterapia? Il digiuno. Proprio mentre la lotta contro il cancro concentra i suoi sforzi sui cosiddetti proiettili magici, farmaci in gradi di colpire selettivamente le cellule malate, dai laboratori dell’Università della California meridionale emerge un nuovo paradigma: proteggere le cellule sane invece che accanirsi solamente contro quelle malate. 

In quest'ottica, uno studio italiano pubblicato su Pnas ha appena dimostrato che il digiuno potrebbe essere un’arma contro i pesanti effetti della chemioterapia: le cellule sane, infatti, se tenute a dieta resistono meglio allo stress causato dai farmaci rispetto a quelle malate.

Per scoprirlo, l’equipe guidata dal biologo italiano Valter Longo, che ha coinvolto i laboratori statunitensi e quelli dell'ospedale Gaslini di Genova, ha tenuto a digiuno per due giorni dei topi da laboratorio (e, in seguito, anche delle cellule in vitro): i ricercatori hanno notato che le cellule sane utilizzavano tutte le energie disponibili per la sopravvivenza, diventando quindi più resistenti ai chemioterapici rispetto a quelle cancerose. Secondo i ricercatori, questo accade perché le cellule affamate entrano in uno stato quiescente, definito di mantenimento, caratterizzato dall’estrema resistenza allo stress, e riescono a sopravvivere aspettando che il periodo di magra finisca. Le cellule cancerose invece, per loro natura non rispondono all'ordine di arrestare le attività e la crescita, e di risparmiare energie.

Gli animali a dieta sembrano rispondere bene al trattamento, senza dolori o stress, mentre le cavie che non erano state messe a digiuno sono morte oppure hanno manifestato perdita di peso ed energie.

Il nuovo approccio è stato mutuato dagli studi sull’invecchiamento cellulare condotti dallo stesso Longo e ora attrae le attenzioni dei medici, nella speranza che si possa arrivare a nuovi approcci che consentano più alte dosi di chemioterapia senza effetti collaterali sul paziente.


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