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Caffè, l'ultimo elisir di salute

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Pubblicato il: 17-04-2008

Previene molte malattie degenerative, aiuta a dimagrire, fa bene al cervello... Ecco il curriculum aggiornato della bevanda più amata dagli italiani

Sanihelp.it - Elevato potere antiossidante grazie al contenuto degli acidi clorogenici, azione protettiva nei confronti dello sviluppo del diabete di tipo 2 e del morbo di Parkinson, rallentamento del naturale declino cerebrale nelle persone anziane, nessun effetto sfavorevole sul rischio cardiovascolare: sono queste le principali novità legate al consumo di caffè che emergono dai più recenti studi scientifici internazionali.

NFI, Nutrition Foundation of Italy, ha fatto il punto della situazione insieme ad esperti internazionali per evidenziare i numerosi benefici derivanti dal consumo di una delle bevande più bevute al mondo, con un consumo che, seppur molto variabile da paese a paese in quantità e modalità, oscilla tra i 12 kg pro capite annui della Finlandia ai circa 2 kg del Regno Unito e la Repubblica Ceca.

L’Italia registra mediamente un consumo di caffè di 6 kg/annui a persona. Nonostante questi dati, però, c’è ancora oggi scarsa conoscenza sulle proprietà nutrizionali del caffè, e spesso l’attenzione del pubblico resta focalizzata esclusivamente sulla caffeina ed i suoi effetti sull’organismo. 

Il caffè invece è anche una delle fonti dietetiche più abbondanti in antiossidanti naturali, quelle molecole che rallentano o prevengono i danni da radicali liberi. 
Gli acidi clorogenici sono i principali composti ad azione antiossidante contenuti nel caffè e senz’altro i più potenti. Analizzati prima della torrefazione del chicco, risultano essere molto numerosi e di struttura diversa; i diversi processi di lavorazione, la temperatura, la macinazione ne riducono la presenza anche fino al 90% ma in ogni caso è possibile affermare che 100 ml contengono circa 250 mg di acidi clorogenici, una quantità rilevante.

Alcuni studi epidemiologici condotti in Olanda e Finlandia hanno evidenziato come il consumo di caffè, probabilmente grazie al contenuto in acidi clorogenici, si associ ad effetti preventivi nei riguardi di patologie oggi molto diffuse, come il diabete di tipo 2 ed il morbo di Parkinson.

Nel 2002 la rivista Lancet ha pubblicato uno studio condotto su un campione molto vasto di 17.000 uomini e donne olandesi dal quale è emerso che la probabilità di sviluppare diabete di tipo 2 fosse inferiore del 50% nei soggetti che consumavano quotidianamente un minimo di sette caffè al giorno rispetto a chi ne consumava solo due. 
Risultati confermati anche da uno studio clinico successivo, pubblicato due anni più tardi e realizzato in Finlandia su 14.000 soggetti osservati per un periodo di ben 12 anni.
 
A ciò si è aggiunto il riscontro dell'azione dietetica del caffè: l’acido clorogenico e gli altri antiossidanti polifenolici inibiscono l’assorbimento del glucosio a livello intestinale e aumentato il consumo energetico. 
In più, uno studio condotto dall'italiano Alberto Ascherio presso l'università di Boston ha dimostrato che l’azione antiossidante del caffè ha un effetto positivo anche sull’incidenza di malattie neurogenerative, perchè interviene sulla tossicità dopaminergica responsabile dei danni subiti dai neuroni della substantia nigra che regola gli impulsi all’attività motoria.


La letteratura scientifica riporta, inoltre, un numero sempre maggiore di studi che evidenziano la capacità del caffè di contribuire al mantenimento della funzionalità cognitiva. Ad avvalorare la tesi del caffè che il caffè fa bene al cervello esiste anche uno studio presentato al meeting annuale della Psysiological Society nel 2006 secondo cui la caffeina sarebbe in grado di aumentare la frequenza di alcune onde cerebrali migliorando quindi memoria e apprendimento.

«Consumato in dosi moderate e con costanza quotidiana, il caffè è un aiuto importante nella prevenzione di patologie metaboliche e neurodegenerative - ha concluso Andrea Poli, direttore scientifico di NFI - La sua presenza, quindi, all’interno della dieta di ogni giorno non solo influenza positivamente la sfera emotiva della persona ma può contribuire al benessere dell’organismo»


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Redazione Sanihelp.it

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