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HIV: quarantenni etero scoprono tardi la malattia

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Pubblicato il: 21-04-2008
Sanihelp.it - HIV e AIDS hanno ucciso più di 25 milioni di persone in tutto il mondo e a tutt’oggi sono circa 35 milioni quelle che convivono con il virus. Solo nel 2007 sono stati circa 2 milioni e mezzo i casi di nuove infezioni. Ed è cambiato il target del paziente che scopre di avere l’AIDS: non è più un tossicodipendente o un omosessuale, ma sempre più spesso una persona di 40 anni, eterosessuale, che arriva tardi alla diagnosi perché ritiene di non aver avuto rapporti a rischio. E questo costituisce un problema terapeutico perché spesso la malattia è in uno stadio così avanzato da essere difficilmente curabile.

Per questi pazienti tardivi oggi ci sono novità: si tratta di raltegravir, il primo farmaco di una nuova classe, quella degli inibitori dell’integrasi, che promette di combattere l’AIDS, arrivato in questi giorni in Italia. Una molecola tutta italiana messa a punto a Pomezia dai ricercatori dell’Istituto Ricerche di Biologia Molecolare (IRBM) Pietro Angeletti, così come italiani sono i ricercatori e il primo paziente arruolato. Raltegravir inibisce l’enzima chiave per la replicazione dell’HIV, abbassa rapidamente la carica virale portandola al di sotto delle 50 copie/ml così come indicato dalle Linee Guida, alza notevolmente la conta dei linfociti e non presenta gli effetti collaterali normalmente correlati alla somministrazione di terapie antiretrovirali.
Il nuovo farmaco, per la prima volta, blocca l’integrasi che, insieme alla trascrittasi inversa e alla proteasi, è uno dei tre enzimi necessari alla riproduzione e alla propagazione del virus all'interno delle cellule umane. 

Somministrando la nuova molecola associata a uno o due farmaci antiretrovirali, sia a pazienti con un’infezione da HIV mai sottoposti a una terapia antiretrovirale che a quelli pretrattati, è emerso che raltegravir, rispetto ai pazienti del gruppo placebo, associato ad altri farmaci contro l’HIV, possiede un’attività antivirale di gran lunga più potente rispetto alle terapie combinate sinora somministrate. 

Raltegravir ha un altro vantaggio: non necessita del sistema di metabolizzazione dei farmaci chiamato boost, che serve a rendere i principi attivi efficaci ma provoca seri effetti collaterali. Raltegravir invece è metabolizzato con un altro meccanismo di detossificazione, meglio tollerato dall’organismo.


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Redazione Sanihelp.it

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