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Allarme: i cambiamenti climatici faranno ammalare i bambini

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Pubblicato il: 06-05-2008
Sanihelp.it - Un nuovo rapporto dell’UNICEF-Regno Unito presentato in questi giorni a Londra, a 10 anni dalla firma del Protocollo di Kyoto, rivela che i bambini più poveri e vulnerabili del mondo sono quelli che più sono colpiti dalle conseguenze dei cambiamenti climatici.
Dal rapporto emerge che i bambini, soprattutto in Africa e Asia, andranno incontro a un futuro in cui disastri, violenze e malattie saranno sempre più frequenti e intensi; le scorte idriche e di cibo diminuiranno; il reddito e la produttività crolleranno. Il rapporto evidenzia come i cambiamenti climatici stanno già avendo, e continueranno ad avere in futuro, un generale impatto avverso sulla vita dei bambini, così come su tutti gli Obiettivi di sviluppo del millennio riguardanti l’infanzia, compresi quelli sulla salute, la sopravvivenza, l’istruzione e l’uguaglianza di genere.

In particolare, tra le varie conseguenze dei cambiamenti climatici prospettare per il futuro, si segnala un aumento delle malattie infantili (infettive e veicolate dall’acqua). I cambiamenti climatici potrebbero implicare un ritorno della malaria – che oggi uccide 800.000 bambini ogni anno – in aree prima fuori dal raggio d’azione delle zanzare che ne sono veicolo, come gli altopiani del Kenya o la Giamaica. Il clima aumenterà nei paesi a basso e medio reddito il peso delle malattie diarroiche dal 2 al 5% entro il 2020. Infine le stime suggeriscono che, a causa dei cambiamenti climatici, la popolazione a rischio di dengue potrebbe raggiungere i 3,5 milioni nel 2080 (contro gli 1,5 milioni attuali).

Il rapporto indica inoltre le modalità mediante cui l’UNICEF già lavora con i bambini e le comunità locali per aiutarle ad adattarsi ai cambiamenti climatici, fornendo aiuti alle popolazioni affinché siano preparate a fronteggiare i sempre più frequenti rischi di disastri naturali; ad affrontare il problema della contaminazione o della minore disponibilità di risorse idriche, costruendo pozzi, fornendo pompe o introducendo tecniche nuove come la raccolta dell’acqua piovana.


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UNICEF

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