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I consigli della Polizia di Stato

Violenza e stupri: impara a difenderti

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Pubblicato il: 06-05-2008

Gli ultimi fatti di cronaca hanno riportato alla ribalta il problema della sicurezza in città, soprattutto per le donne. Ecco tutto quello che devi sapere.

Sanihelp.it - Un’africana è stata violentata a Roma, un’americana e un’italiana a Milano. Il 31,9% delle italiane tre i 16 e i 70 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale durante la vita. Nel 2007 gli stupri sono stati 4.663. Fatti gravissimi, che però ci sono sempre stati e che, stando alle stime del Ministero dell’Interno, sarebbero addirittura in calo. Fatto sta che le donne hanno paura, le mamme rintanano i figli in casa, i cittadini non si fidano più di nessuno.

Non vogliamo rassegnarci alla politica del tanto è sempre esistito, non vogliamo rinunciare a divertirci, né trascorrere il tempo libero con il timore e il sospetto di chi incontreremo, rispondono a gran voce le italiane. Allora che si fa? Occhi ben aperti, cellulare sempre alla mano, e alla larga da strade isolate e buio pesto.

Ma si può riconoscere un potenziale aggressore? «Purtroppo no -spiega Alessandra Simone, Vicequestore aggiunto della Polizia di Stato- Non esiste un identikit dello stupratore. Non bisogna attaccarsi a stereotipi come la razza o l’abbigliamento, anche soggetti apparentemente insospettabili possono essere protagonisti di atti di violenza. I tanti casi di cronaca degli ultimi anni hanno dimostrato che la violenza contro le donne non interessa solamente individui emarginati o affetti da disturbi psichici, famiglie problematiche, ma è un fenomeno che appartiene alla normalità e riguarda uomini e donne di tutti gli strati sociali.
Non perdiamo tempo dunque a cercare di distinguere i soggetti pericolosi da quelli innocui: è una battaglia persa. L’unico consiglio che posso dare è di non fidarsi mai di chi è troppo confidenziale al primo incontro: un atteggiamento troppo intimo o invadente non promette mai nulla di buono.

Per il resto, la prevenzione deve puntare su altri aspetti: nelle ore notturne le donne dovrebbero evitare di camminare da sole nelle strade buie, non prendere i mezzi pubblici dalla mezzanotte in poi, preferire i taxi e all’arrivo far attendere il taxista finché non si è dentro casa. Tenere il cellulare sempre in mano può fungere da deterrente per i potenziali aggressori, se si è sole si può fingere di conversare al telefono o chiamare davvero qualcuno se si deve compiere un tragitto da sole.
Nei pub e nelle discoteche, sfruttate la presenza dei buttafuori o delle guardie, appellandovi a loro in caso di bisogno. Ma attenzione: a volte i violentatori si fingono guardie in borghese, quindi non fidatevi troppo di chi non è immediatamente riconoscibile come personale del locale».

Come ci si deve comportare in caso di avances insistenti e indesiderate da parte di sconosciuti? «Bisogna far capire al maniaco che non si ha paura, cercare di attirare l’attenzione degli altri, per esempio dicendo a gran voce: La smetta, altrimenti chiamo la polizia. Ricordate che il numero da digitare in caso di emergenza è il 112 o 113, risponde l’Ufficio Generale Soccorso Pubblico (le cosiddette volanti). La chiamata è gratuita.
Cercate, per quanto è possibile, di memorizzare il maggior numero di particolari del vostro aggressore: caratteristiche fisiche, segni particolari, abbigliamento, mezzo di trasporto. Anche dettagli che a voi sembrano inutili possono essere di grande aiuto alla polizia».

A quali pene va incontro un violentatore? Secondo la Legge 66/96 chiunque, con violenza o minaccia o mediante abuso di autorità, costringe qualcuno a compiere o subire atti sessuali è punito con la reclusione da cinque a dieci anni. La stessa pena è inflitta a chi induce altri a compiere o subire atti sessuali.
Spesso però non si arriva all’identificazione del delinquente, semplicemente perché la vittima non denuncia. «È il caso soprattutto delle vicende di violenza domestica, il cosiddetto stalking -conferma il Vicequestore- Si conta che circa il 68% degli episodi di violenza avviene all'interno dell'ambiente domestico, e ben il 95% di questi soprusi non vengono denunciati. Le donne che subiscono atti di prevaricazione o violenza da parte di una persona conosciuta (un corteggiatore insistente, un ex fidanzato, un marito geloso) vivono un’ambivalenza di sentimenti che impedisce loro di denunciare il violentatore: da una parte amore, devozione, rispetto, magari dall’altra paura, vergogna, timore delle conseguenze, protezione dei figli ecc».
Al momento purtroppo non c’è pena per lo stalking, anche se la Legge 154/01 ha aperto una nuova prospettiva riconoscendo l'applicazione di misure cautelari, come l'allontanamento dalla casa familiare di chi compie gli abusi.

Ricordiamoci che dal 2006 il Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità ha attivato un call center multilingue a sostegno delle donne in difficoltà: 1522, e il Numero Verde Antitratta Nazionale: 800 290 290
Telefono Rosa invece, un centro di ascolto con sede a Roma, Torino, Vicenza, Mantova e Verona, fornisce consulenze legali, bancarie, psicologiche e di mediazione familiare. Sono circa 350.000 le persone che in 20 anni si sono rivolte a questo servizio.


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Redazione Sanihelp.it

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