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Eiaculazione precoce

Vengo anch'io? No, tu no!

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Pubblicato il: 06-05-2008

È il grave problema della sessualità maschile, che rischia di minare la stabilità della coppia.

Sanihelp.it - Provate a chiedere ad un maschio medio quale sia l'emozione preponderante alla vigilia di un incontro amoroso con una bella sconosciuta. Vi sarà l'eccitazione, costante. In alcuni casi ci sarà preoccupazione. Ansia, voglia di tirarsi indietro, insicurezza rispetto alle proprie capacità amatorie, come se ci si sentisse, improvvisamente, inadeguati di fronte alle esigenze e agli appetiti sessuali della persona che abbiamo di fronte.

Tutto ciò si può tradurre, nel momento del dunque, in molti modi. Può andare tutto bene, come spesso accade, ma in alcuni casi può accadere quanto di peggio: l'eiaculazione precoce. Molti uomini vivono questa disavventura sessuale come una vera e propria maledizione, essenzialmente perché nella cultura maschile esiste la cultura dell'avere fatto godere la donna con cui ci si accompagna. E una eiaculazione precoce sancisce la disillusione di questa aspettativa. negli ultimi anni il trattamento dell'aiaculazione precoce ha fatto passi da gigante: sia in termini psicologici che in termini farmacologici.

In primo luogo un trattamento di tipo cognitivo comportamentale aiuta a vincere l'ansia e lo stress che si accompagnano al momento sessuale, interrompendo il circolo vizioso che porta l'ansia ad anticipare l'eiaculazione e l'eiaculazione precoce ad alimentare l'ansia. Poi i farmaci possono decisamente rallentare i tempi di eiaculazione, e in questo senso i farmaci antidepressivi della classe chiamata inibitori della ricaptazione della serotonina, sono veramente in grado di migliorare le performance sessuali di queste persone. Ovviamente va in prima battuta esclusa la causa organica: una semplice infiammazione prostatica o dell'uretra può determinare eiaculazione precoce che in questo caso può essere trattata con antibiotici e antinfiammatori.

Queste terapie stanno dimostrando grande efficacia anche nei grandi numeri: i sessuologi del New England Research Institute di Walverton, negli Stati Uniti, hanno infatti monitorato un gruppo di pazienti affetti da questo problema, prima, durante e dopo il trattamento, e ne hanno ricavato delle conclusioni molto interessanti. Le terapie funzionano, contribuiscono ad aumentare l'autostima, migliorano la percezione che l'uomo ha di se stesso ed anche la vita di coppia, che si normalizza e permette una piena soddisfazione del partner. L'importante, come spesso accade in medicina, è trattare il problema fin dalle prime avvisaglie: lasciare che cronicizzi significa fare più fatica a correggere la situazione, con il rischio di una minore efficacia terapeutica di tutti i trattamenti, che funzionano al meglio se seguiti in sinergia.


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Journal of Sex Medicine

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