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All'estero per curarsi

I viaggi della speranza esistono ancora?

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Pubblicato il: 01-06-2008

Quando le strutture italiane non soddisfano, si ripiega all'estero. Il Ministero assicura che questa prassi è in calo, ma forse non è così. Le procedure per curarsi fuori dall'Italia.

Sanihelp.it - Fino a dieci anni fa quello che oggi viene definito il turismo della salute, cioè il viaggio intrapreso per scelta, per farsi curare a basso prezzo, infilandoci magari anche una vacanza esotica, era quello, ben più disperato e obbligato, dei malati gravi che cercavano la guarigione oltre il valico italiano. Chi aveva problemi di cuore ripiegava sugli Stati Uniti, chi era divorato dal cancro si recava in Francia, mentre l’Inghilterra era la patria dei denti. Analoghi servizi in Italia non c’erano, o gli italiani li ritenevano insufficienti.
Oggi quest’onda emigratoria sembra placarsi, la sanità italiana ha fatto passi da gigante e nell’ultimo decennio la tendenza pare essersi invertita: dal 1995 il calo delle migrazioni è stato del 75%, e da 20.000 casi si è passati a 5.000.

Ma Cittadinanzattiva ha recentemente messo una pulce nell’orecchio degli italiani. Prima di tutto, questi dati, divulgati dal Ministero della Salute, non tengono conto di quei pazienti che vanno all’estero senza l’autorizzazione dell’ASL.
In secondo luogo, confrontando i dati relativi alle cure prestate a cittadini europei nel nostro Paese con quelli relativi alle prestazioni sanitarie godute da nostri connazionali in Paesi dell’Ue, si evince una proporzione di una fattura emessa a fronte di oltre 150 ricevute. Quindi i cosiddetti viaggi della speranza sono davvero diminuiti?

Viene spontaneamente da chiedersi se questo trend sia davvero così in calo oppure se i viaggi della speranza continuino ad alimentare la fiducia degli italiani nelle cure straniere, specialmente per quanto riguarda trapianti e cure oncologiche. A questo proposito, recentemente il Ministro della Salute Livia Turco ha fatto il punto sulla situazione italiana in merito a prevenzione, terapia, assistenza e ricerca che il Sistema Sanitario Nazionale sta ponendo in atto contro il tumore, sottolineando che nessuna valutazione di tipo finanziario può autorizzare chicchessia a non erogare una terapia oncologica ritenuta appropriata sulla base delle linee guida nazionali e internazionali.
Come dire, tutte le terapie devono essere per tutti. Attualmente infatti il sistema sanitario italiano dovrebbe essere strutturato in modo da assicurare a tutti i cittadini residenti le prestazioni in forma diretta, cioè gratuite, erogate sul territorio nazionale dalle strutture pubbliche o private accreditate. L’assistenza sanitaria all’estero, preventivamente autorizzata, viene consentita in via di eccezione solo per le prestazioni di altissima specializzazione che per qualche motivo non siano ottenibili nel nostro Paese.

Chi volesse seguire questa strada deve richiedere l’autorizzazione all’ASL di appartenenza, con un’ apposita domanda e la proposta di un medico specialista (pubblico o privato) adeguatamente motivata in ordine all’impossibilità di fruire delle prestazioni in Italia, e contenente l’indicazione della struttura estera prescelta per la prestazione.
L’ASL trasferisce la domanda al centro di riferimento regionale territorialmente competente il quale, valutata l’impossibilità di fruire delle prestazioni richieste in Italia in modo tempestivo o in forma adeguata alla particolarità del caso clinico, approva la domanda. Se la struttura estera è privata, la ASL rilascia autorizzazione scritta e l’assistenza viene erogata in forma indiretta; se la struttura è pubblica o privata convenzionata, la ASL provvede a rilasciare un formulario e l’assistenza viene erogata in forma diretta. 

In caso di rigetto della domanda di autorizzazione l’interessato ha facoltà di fare ricorso, prima al Direttore Generale della ASL, poi al tribunale amministrativo regionale (TAR) e al Consiglio Di Stato; infine al presidente della Repubblica. In caso di rigetto della domanda di rimborso delle spese, si può ricorrere alla magistratura.


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Redazione Sanihelp.it

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