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La contestata pillola abortiva potrebbe avere altre azioni oltre a quelle conosciute?

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Pubblicato il: 13-02-2003

Secondo uno studio recente, la cosiddetta pillola abortiva a base di mifepristone, anche nota come RU-486, sembra in grado di ridurre i fibromi nelle donne e potrebbe consentire loro di evitare un'isterectomia o almeno di affrontare un intervento meno invasivo.

Sanihelp.it - I fibromi uterini possono provocare un eccessivo sanguinamento mestruale, dolore pelvico e minzione frequente. Questa neoformazione benigna si verifica in circa il 25% delle donne e, negli Stati Uniti, rappresenta la motivazione principale per l’isterectomia o rimozione dell’utero.

Nello studio in questione, il Dr. Steven H. Eisinger e i suoi colleghi dell’università di Rochester nello stato di New York, hanno scoperto che un dosaggio quotidiano di 5 milligrammi – quindi molto al di sotto dei 600 milligrammi solitamente necessari per provocare un aborto – riesce a ridurre significativamente i fibromi.

Nel 2000, la US Food and Drug Administration (FDA), Amministrazione federale degli alimenti e dei prodotti farmaceutici, ha approvato l’utilizzo del mifepristone per scopi abortivi nelle prime sette settimane di gravidanza.

Le partecipanti allo studio hanno riferito che molti dei sintomi associati alla presenza di fibromi, come ad esempio il dolore pelvico, la pressione sulla vescica e il dolore alla parte bassa della schiena, sono migliorati dopo il trattamento con mifepristone.

Inoltre, dopo 6 mesi di trattamento, le 19 donne alle quali è stato somministrato il dosaggio di 5 mg hanno constatato lo stesso miglioramento dei sintomi e la riduzione delle dimensioni dei fibromi, rispetto alle 20 donne a cui è stato somministrato un dosaggio di 10 mg. Nel gruppo trattato con il dosaggio più basso, si è anche evidenziata una riduzione delle vampate di calore, uno spiacevole effetto collaterale del trattamento con mifepristone.

Con entrambi i dosaggi, 5 mg e 10 mg, si è evidenziata una riduzione di circa il 50% delle dimensioni dell’utero fibromatoso, segno significativo dell’efficacia del trattamento.
Il Dr. Eisinger ha commentato che questi risultati indicano che bassi dosaggi di mifepristone possono essere efficaci nel trattamento del fibroma uterino con scarsi effetti collaterali. In uno studio pilota, era stato dimostrato che il mifepristone, a un dosaggio di 25 mg, era in grado di ridurre i fibromi, ma il dosaggio elevato comportava inevitabilmente un’elevata incidenza di effetti collaterali, sopratutto le vampate di calore.

Lo studio attuale, ha identificato il minimo dosaggio efficace con riduzione degli effetti collaterali.

Il Dr. Eisinger ha affermato che un trattamento con bassi dosaggi di mifepristone, riducendo le dimensioni dei fibromi prima dell’intervento, potrebbe garantire alle donne una maggiore sicurezza, e diminuzione del rischio di complicanze, in caso di isterectomia.
Il Dr. Eisinger ha sottolineato che si potrebbe ipotizzare che, in alcune donne, la riduzione dei fibromi sintomatici fino alla menopausa, evidenziata dalla terapia con mifepristone, potrebbe evitare un’isterectomia

FONTE: Obstetrics and Gynecology 2003


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Redazione Sanihelp.it

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