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Farmaci equivalenti: le accuse di Assogenerici

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Pubblicato il: 10-07-2008
Sanihelp.it - Il farmaco generico? Una risorsa per il Sistema Sanitario italiano poco e male utilizzata nel nostro Paese. A sostenerlo è Assogenerici, in occasione dell'Assemblea nazionale apertasi martedì a Milano.

«Nonostante gli evidenti benefici già determinati dall’utilizzazione dei generici, che per la prima volta nel 2007 hanno consentito di rispettare il tetto fissato per la spesa farmaceutica, questi farmaci continuano infatti a restare ai margini dell'attenzione del legislatore - ha affermato il presidente Giorgio Foresti nel discorso di apertura - Se in Italia il consumo dei generici si allineasse alla media dei Paesi europei, si potrebbe conseguire un risparmio annuo di ben 2 miliardi di euro, risorse che dovrebbero essere impiegate per farmaci innovativi, farmaci orfani, terapie del dolore, farmaci biotecnologici e non solo per ripianare i tetti di spesa».

Secondo i vertici dell'associazione, non sono più rinviabili interventi strutturali che permettano il definitivo decollo dei generici e il consolidamento di un mercato farmaceutico, già fortemente penalizzato nel passato da drastiche e unilaterali manovre di contenimento della spesa.

«Troppa superficialità e troppi interessi pesano sul corretto sviluppo degli equivalenti - ha denunciato Foresti - come rilevato anche dall'Antitrust. Ripetutamente si leggono insinuazioni su qualità, sicurezza e controlli riguardo ai farmaci generici, ed è paradossale che tali accuse vengano mosse dopo oltre trentacinque anni dalla loro introduzione nel mercato europeo e oltre dieci anni in quello italiano. Sono affermazioni strumentali, diffuse ad arte e sintomo di un'evidente arretratezza del nostro Paese rispetto all'Europa e al resto del mondo, dove le quote di penetrazione dei generici sono ben più consistenti che in Italia».

Fra le cause della mancata crescita, Foresti ha citato il fenomeno dello spostamento delle prescrizioni: quando un brevetto scade, la relativa molecola viene abbandonata, le prescrizioni per quel farmaco crollano e aumentano contestualmente le prescrizioni di molecole ancora coperte da brevetto, appartenenti alla medesima classe terapeutica.

«E come non citare inoltre la mancanza di un chiaro indirizzo verso la prescrizione per principio attivo, all’atto delle dimissioni dall’ospedale? - ha oncluso il presidente - Prescrivere per principio attivo al momento della dimissione ospedaliera renderebbe certamente più semplice, da parte della medicina del territorio, convincere l'assistito all'uso del farmaco equivalente».
 





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Redazione Sanihelp.it

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