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Allarme happy hour: abuso tra i giovanissimi

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Pubblicato il: 05-08-2008
Sanihelp.it - La diffusione dell’alcol tra i teenager suscita allarme tra gli esperti: nei fine settimana o durante l’happy hour spesso si ubriacano senza pensare alle conseguenze.
L’analisi dell’ISS dice che 3 ragazzi su 4 tra 16 e 25 anni bevono alcolici e se si abbassa l’età a 15 anni, un anno in meno del limite di legge per poterli acquistare, i dati non cambiano: beve il 67%. Negli adolescenti l’alcol viene metabolizzato con maggiore difficoltà e i danni al fegato e al sistema nervoso sono maggiori che negli adulti. Così si facilita l’insorgenza di malattie del fegato, come la steatosi (o fegato grasso) e la steatoepatite che, nel corso degli anni, possono trasformarsi in cirrosi ed epatocarcinoma.

Solo a 18-20 anni si sviluppa maggiore capacità di metabolizzare l’alcol: perciò, come ricorda l’Oms, fino ai 20 anni non bisognerebbe bere più di un bicchiere di vino al giorno. I giovani però non si accontentano di vino o birra, preferiscono i drink a base di superalcolici.

I dati sono preoccupanti: il 7% dei giovani fa abuso di alcol almeno una volta la settimana e il primo approccio alle bevande alcoliche si è abbassato a 10-11 anni. Bevute quotidiane e lontane dai pasti, fumo e malnutrizione sono fattori altrettanto importanti nel determinismo del danno epatico. É stato accertato inoltre che un consumo superiore agli ottanta grammi al giorno, per dieci anni, aumenta di cinque volte il rischio di cancro del fegato.

Smettere di bere resta l’arma principale. La sopravvivenza a cinque anni delle persone affette da cirrosi è del 90%, ma scende al 70% se il paziente continua ad assumere alcol e, addirittura, al 30% se quello stesso soggetto è scompensato.
Al momento non esistono farmaci che hanno la capacità di far regredire questa patologia ma sono disponibili sostanze antiossidanti (silibina, estratta dal cardo mariano, vitamina E) che hanno la proprietà di contrastare l’azione dei radicali liberi che rappresentano i vettori del danno epatico da parte dell’alcol. Queste sostanze potrebbero contribuire all’approccio terapeutico non solo nelle forme legate all’abuso di alcol ma anche al danno da farmaci, da tossici ambientali, ecc.


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Redazione Sanihelp.it

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