Le parole pi¨ cercate: Pancia piatta Influenza Cefalea
Ricerca personalizzata Google

Bisturi salva-vita per gli obesi

Obesità: la chirurgia aumenta la sopravvivenza

di
Pubblicato il: 02-09-2008

Con il bisturi gli obesi aumentano di nove volte la possibilità di rimanere in vita. E operandosi anche le patologie correlate all'eccesso di peso migliorano o si risolvono.

Sanihelp.it - L’obesità è in allarmante aumento in tutto il mondo, tanto da assumere i caratteri di un’epidemia globale (globesity). Oltre 1 miliardo di persone adulte sono in sovrappeso e circa 310 milioni sono obese.

Ma la chirurgia può salvare la vita agli obesi. Secondo i dati dell’anagrafe della Regione Liguria, validi per tutto il Paese, la possibilità di rimanere in vita negli anni aumenta di 9-10 volte per chi si sottopone a un intervento rispetto a chi preferisce evitarlo. Per capire la portata di questa rivoluzione, basti pensare che l’aspettativa di vita nella popolazione severamente obesa è ridotta di 9 anni nelle donne e di 12 anni negli uomini. In Europa circa il 7,7% di tutte le cause di morte sono correlabili all’eccesso di peso: ogni anno almeno 1 decesso su 13 nell’Unione Europea è correlato a questo fattore. L’obesità severa è associata a un rischio di mortalità a breve termine (5-10 anni) che è almeno doppio rispetto alla popolazione normopeso in entrambi i sessi.

«Confrontando coloro che si sono sottoposti a intervento chirurgico, cioè 347 persone (di cui 52 diabetici), con i 385 pazienti (di cui 54 diabetici) che abbiamo visitato ma che, per loro scelta, non abbiamo operato, risulta che, a seguito dell’intervento, la mortalità nei pazienti con obesità e diabete si è ridotta dal 28% al 7,6% (rispettivamente per i soggetti non operati e per quelli operati), per una riduzione totale del 73%. Nei non diabetici, invece, la mortalità è diminuita dallo 0,96% dei non operati allo 0,47% dei soggetti operati- annuncia il professor Nicola Scopinaro, Presidente Onorario SICOB, Società Italiana di Chirurgia dell’Obesità e delle malattie metaboliche, e Ordinario di Chirurgia Generale all’Università di Genova. -Relativamente alla fascia di età 45-60 anni, le proiezioni ci dicono che a 20 anni dalle operazioni il 40% degli operati sono ancora in vita, contro solo il 5% di quelli non operati.
Ciò significa che la sopravvivenza aumenta dell’88% nei soggetti operati. Questi risultati sono in parte già evidenti a 10 anni dagli interventi: il 60% degli operati era in vita contro il 30% dei non operati, dunque il doppio, per una riduzione complessiva della mortalità del 50%. Questi dati si riferiscono alla Liguria ma potrebbero essere estesi anche alle altre Regioni -continua Scopinaro.-
Questo ruolo della chirurgia bariatrica, rapportato ai 500.000 gravi obesi italiani che dovrebbero essere operati con urgenza, è ancora più rilevante, perché permetterebbe di salvare la vita a 175.000 persone», conclude il medico.

Ricorrere al bisturi per far scendere l’ago della bilancia significa anche scampare da altri pericoli, più o meno gravi. Gli interventi bariatrici consentono il miglioramento, a 1 mese dall’operazione, dell’insufficienza respiratoria, una risoluzione del 75% dei casi di diabete di tipo 2, il sollievo dal dolore nell’89% dei pazienti affetti da osteoartrite, il miglioramento della circonferenza vita e della trigliceridemia nella sindrome metabolica, il miglioramento e/o la completa risoluzione della sindrome dell’ovaio policistico. E ancora, il miglioramento e/o la completa risoluzione (82%) dell’incontinenza urinaria, il miglioramento della funzionalità cardiaca in caso di cardiomiopatia, la risoluzione della steatosi epatica (il cosiddetto fegato grasso), il miglioramento dell’infertilità e della gestazione, il miglioramento del rischio cardiovascolare (nei pazienti con obesità di I e II grado), il miglioramento dei parametri di funzionalità renale (albuminuria e proteinuria).

Ma quando un intervento di chirurgia bariatrica è davvero riuscito? «Un buon risultato clinico consiste nella scarsa morbilità perioperatoria, nel raggiungimento di un peso clinicamente soddisfacente, corrispondente a una riduzione dell’eccesso di peso iniziale superiore al 50%, ma soprattutto nel mantenimento di tale peso per un periodo lunghissimo, oltre al basso rischio di complicazioni a distanza che comportino riospedalizzazione o reinterventi- sottolinea il professor Scopinaro.- L’intervento più efficace, sotto questo profilo, è la diversione biliopancreatica che, insieme al bypass gastrico, rappresenta oltre il 90% di tutta la chirurgia dell’obesità eseguita oggi negli Stati Uniti. È importante comunque sottolineare che tutti gli interventi di chirurgia bariatrica sono complessi, effettuati su pazienti gravi, e perciò possono provocare morbidità e mortalità».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Redazione Sanihelp.it

© 2016 sanihelp.it. All rights reserved.
VOTA:
Vuoi ricevere la newsletter di Sanihelp.it?
Ti potrebbe interessare:


Promozioni:

Commenti