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Bisturi salva-vita per gli obesi

Obesità: la lunga attesa di chi vuole operarsi

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Pubblicato il: 02-09-2008

5 milioni di obesi trarrebbero beneficio da un intervento chirurgico, ma i centri specializzati sono pochi. Nei prossimi due anni al via un Registro Nazionale dei pazienti in attesa.

Sanihelp.it - È allarme obesità: muoiono i soggetti più gravi che decidono di non sottoporsi a terapia chirurgica, oppure che non vi arrivano. In Italia la percentuale dei soggetti in sovrappeso è di circa il 35%, con una prevalenza del sesso maschile, mentre la percentuale dei soggetti francamente obesi è di circa il 10%, con una piccola prevalenza per il sesso femminile e per le regioni meridionali.
Sono sedici milioni e mezzo i cittadini in sovrappeso, cinque milioni e mezzo gli obesi con un indice di massa corporea superiore a 30 che trarrebbero grandi benefici a seguito dell’intervento chirurgico, di cui 500.000 con un indice di massa corporea addirittura oltre a 40, per i quali l’intervento è davvero urgente.

Ma le liste di attesa sono molto lunghe (superano in media l’anno), e i centri di chirurgia bariatrica specializzati sono troppo pochi. Nel nostro Paese i cittadini hanno a disposizione in tutte le regioni almeno un centro specializzato nella cura chirurgica dell’obesità. Il numero maggiore di strutture si trova in Lombardia (26), seguita dal Lazio (19), dalla Sicilia (13), dalla Campania (11) e dalla Toscana (9), mentre in Liguria, con il centro di riferimento internazionale dell’Ospedale San Martino di Genova, le strutture specialistiche sono 5, così come in Puglia.

Ma non bastano. Ogni anno infatti in Italia vengono eseguiti circa 3.500 interventi di chirurgia anti-obesità, soprattutto di bendaggio gastrico laparoscopico (circa 1.500 l’anno). Si rendono quindi necessari interventi mirati a garantire a tutti i cittadini, su tutto il territorio nazionale, il meglio delle cure chirurgiche necessarie. Per esempio un Programma Nazionale per la Chirurgia dell’Obesità, con un Registro Nazionale che aggiorni costantemente numero e provenienza dei pazienti che necessitano di intervento, con l’obiettivo di indirizzarli in centri di eccellenza certificati.

Anche il portafoglio nazionale ne risentirebbe positivamente, come dimostra uno studio recente sulla chirurgia bariatrica in Lombardia che ha permesso di valutare il risparmio ottenibile sulla spesa sanitaria mediante il trattamento chirurgico dell’obesità grave. I dati parlano chiaro: a fronte di una spesa di 233.226.000 Euro per il trattamento chirurgico si riscontra un risparmio di spesa sanitaria pari a 329.443.800 Euro. Il risparmio netto quindi è di oltre 96 milioni di Euro per 42.000 pazienti trattati. Per ogni intervento la riduzione della spesa è di Euro 2.300.
Questa valutazione si basa su dati relativi ai costi di gestione ospedaliera e ambulatoriale di una realtà regionale, ma può essere estesa a tutti i centri di chirurgia bariatrica operanti in Italia. Considerando tutti i diversi tipi di interventi chirurgici anti-obesità, la riduzione di spesa sanitaria complessiva sarebbe di oltre 1,1 miliardi di Euro. Grazie all’intervento, infatti, vengono meno tutte le spese relative alla gestione delle gravi malattie collegate all’obesità.

I costi sanitari annui dell’obesità sono valutabili intorno ai 23 miliardi di Euro, di cui 11 a carico del Servizio Sanitario Nazionale (ospedalizzazioni per oltre il 60%, diagnostica per oltre il 10%, farmaci e visite per circa il 15%). I costi indiretti (morti premature, riduzione della produttività lavorativa, assenza dal lavoro, sussidi pensionistici, disoccupazione, ecc.) sono circa il triplo, valutabili nell’ordine di 65 miliardi di Euro annui. Secondo la Commissione Europea per l’Obesità, infine, vi sarebbero da calcolare altri costi, altrettanto notevoli ma difficilmente quantizzabili: minor rendimento scolastico, discriminazione sociale e lavorativa, problemi psico-sociali, diversa abilità e scarsa o pessima qualità di vita, ecc.


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Redazione Sanihelp.it

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