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I metodi vincenti per fargli amare la scuola

Non vuole studiare? Fai così

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Pubblicato il: 03-09-2008

Con la scuola ricominciano le guerre per convincere i figli a studiare. Ma conciliare buoni voti e serenità domestica non è impossibile. Ecco come si fa.

Sanihelp.it - Si torna sui banchi di scuola e l’ansia non è solo di piccoli e grandi studenti, ma anche di mamma e papà, che nei prossimi 10 mesi dovranno affrontare, ancora una volta o per la prima volta, compiti in classe, verifiche e interrogazioni, con le crisi, i rifiuti e le discussioni che lo studio comporta quasi sempre in bambini e ragazzi.

Cari genitori, quest’anno giocate d’anticipo: servono preparazione, metodo e un giusto atteggiamento da parte vostra. Il vostro compito è affiancare i vostri figli nello studio senza sostituirvi a loro, sostenendoli, incoraggiandoli e guidandoli verso l’autonomia.
Sì, ma come? Innanzitutto cercando di capire com’è vostro figlio. Il conflitto con lo studio può avere diverse cause. A ogni persona corrisponde un carattere, con dei limiti e dei punti di forza. Puntando a correggere i primi e a valorizzare i secondi si avvicinerà il ragazzo alla scuola in modo semplice e naturale.

1. Il non-autosufficiente. Se vostro figlio non riesce a studiare da solo e pretende la presenza costante di un adulto, bisogna cercare di renderlo autonomo senza traumi, agendo con gradualità. Per esempio, permettetegli di leggere la lezione in cucina mentre preparate la cena ma non potete concedetegli la vostra totale attenzione. Una volta finito, vi renderete disponibili per ripetere insieme ciò che ha studiato. È importante non commettere l’errore di studiare al posto suo: il vostro compito è ascoltarlo nella ripetizione della lezione e correggere eventuali errori o lacune.

2. Il senza-metodo. Soprattutto nei primi anni di scuola, non è facile per un bambino valutare se ha studiato abbastanza o se lo ha fatto nel modo giusto. Se vi accorgete, al momento della verifica con voi, che la sua preparazione è insufficiente, appurate che abbia compreso il significato di ciò che ha studiato, che abbia acquisito un personale metodo di studio e che abbia chiaro cosa significhi sapere la lezione. In caso negativo, è essenziale non imporre il vostro metodo, ma dargli dei suggerimenti, come sottolineare sul libro i concetti principali, fare un riassunto scritto, ripetere da soli prima di venire da voi ecc.

3. Il rinunciatario. Crede poco nelle sue possibilità, sgobba ma non trova il coraggio di dimostrare il proprio impegno, finendo per fare scena muta davanti all’insegnante. Il compito dei genitori, in questo caso, dev’essere di incoraggiarlo e stimolare la sua autostima, invitandolo ad applicarsi senza partire dal presupposto di non avere i requisiti per farcela, e al contempo sdrammatizzando il risultato che otterrà. Sottovalutare le sue paure o deriderlo, sperando di scuoterlo, lo farebbe sentire ancora più inadeguato.

4. L’immotivato. Non cerca nemmeno di trovare scuse: non gli piace studiare punto e basta. Lo trova inutile e noioso e quindi non si applica per principio. Invece di ricorrere a minacce e accuse, offritegli motivazioni interessanti per apprezzare la scuola, fategli notare la soddisfazione che si ricava dal saper applicare nella vita di tutti i giorni qualcosa che si è imparato a scuola. Per esempio, fategli riportare numeri e indirizzi sulla rubrica del telefono, lodandolo per la bella calligrafia e la conoscenza dell’ordine alfabetico. Attenzione alle motivazioni inefficaci e fuorvianti, come la minaccia di restare ignorante (i bambini non hanno il senso del futuro) o di far dispiacere ai genitori (non si lega amore con prestazioni scolastiche!).

5. Il saputello. C’è anche chi crede di non aver bisogno di studiare. Ma di fronte alla solita scusa: So già la lezione, basteranno un paio di domande sull’argomento da studiare per smontarlo. Tuttavia se, nonostante non abbia studiato granché, il bambino ottiene buoni risultati, è giusto riconoscere le sue capacità di autovalutazione e complimentarsi con lui.

6. L’iperattivo. È sempre in movimento e non riesce a stare mai fermo? Invitatelo a suddividere la lezione in piccole parti, da studiare intervallandole con mezz’ora di gioco. E prima di cena, la verifica a voce alta con i genitori. Aumentando piano piano il tempo dedicato allo studio e riducendo le interruzioni lo si sottoporrà a un utile esercizio di autocontrollo che gli renderà più sopportabili le lezioni.

Insomma, comprensione e stimolo a superare se stessi sono gli ingredienti per aiutare i nostri figli a studiare senza fare loro detestare la scuola!


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
P. Di Pietro, La scuola di mio figlio, Red Edizioni

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