Alta quota
Scalate ad alta quota: rischi per alcune aree cerebrali
Uno studio dell'IRCCS Fondazione Santa Lucia ha dimostrato come la riduzione di ossigeno, in altitudini estreme, possa essere legata al rischio di atrofia cerebrale per alcune aree
Sanihelp.it - Uno studio tutto italiano, e condotto dall’
IRCCS Fondazione Santa Lucia di Roma, ha mostrato che la riduzione di
ossigeno, causata da un’esposizione ad altitudini estreme, è connessa all’
atrofia di aree cerebrali motorie.
Oggetto di studio sono stati i componenti della spedizione che nel 2004 ha celebrato il cinquantesimo anniversario della conquista italiana del K2. I risultati della ricerca, coordinata dalla dottoressa
Margherita Di Paola con la supervisione del professor
Carlo Caltagirone, sono stati pubblicati sull’
European Journal of Neurology. Per la prima volta sono stati indagati quantitativamente i cambiamenti morfometrici che avvengono nel
cervello di scalatori professionisti durante e dopo le spedizioni.
Gli scalatori sono stati sottoposti alla
Risonanza Magnetica Nucleare (RNM), prima e dopo la spedizione. Sono stati indagati sia gli effetti di una singola esposizione ad alta quota sia quelli di esposizioni ripetute.
Le immagini di RMN sono state poi sottoposte ad una particolare tecnica, capace di indagare tutto il cervello, e di quantificare le eventuali differenze nei diversi tessuti cerebrali.
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di Valeria Leone
Fonte: IRCCS Fondazione Santa Lucia
Tags: scalate, montagna, cervello, atrofia
Revisione: 30-06-2009