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1 ragazzo su 5 si fa male volontariamente: è autolesionismo

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Pubblicato il: 03-10-2008
Sanihelp.it - Prima di tutto graffi, scelti dal 50% dei pazienti. Segue il provocarsi tagli (34%), colpirsi fino a procurarsi lividi (24%), bruciarsi (20%) e mordersi (14%): è il fenomeno dell’autolesionismo.
Secondo i dati presentati nel corso Autolesionismo, Disturbi Alimentari e Disturbi di Personalità di Vicenza, il 20,6% di studenti universitari sani ha sperimentato nel corso della propria vita un episodio di autolesionismo con un’età media di esordio di di 12,85 anni. Leggermente superiore la percentuale di una medesima ricerca compiuta su 219 studenti di scuola superiore: il 22.8% si è procurato ferite o traumi volontariamente almeno un volta nella vita.

«Sono diversi i motivi per cui ragazzi si infliggono ferite o si procurano dolore: per evitare o sopprimere immagini o ricordi dolorosi o in generale emozioni negative; per entrare in uno stato di torpore o insensibilità; per avere attenzione degli altri -spiega Roberto Ostuzzi, Presidente del Convegno; Presidente Società Italiana per lo Studio dei Disturbi del Comportamento Alimentare (SISDCA) e Medico Responsabile Centro Disturbi Alimentari Casa di Cura Villa Margherita, Arcugnano (VI) - Tali comportamenti si possono presentare con frequenza e intensità variabili arrivando a compromettere l’integrità fisica del soggetto fino a giungere, talvolta, a esiti fatali. L’indice di mortalità di questi pazienti, è stimata intorno al 9%-10%».

Dei 27 soggetti che hanno aderito a un questionario proposto online tra 15 e i 30 anni il 66.67% presenta notevoli difficoltà nella sfera emotiva. Il 70 % riporta esperienze traumatiche con tratti rilevanti di rabbia e irritabilità, l’88% ha elevati livelli di depressione. Questi comportamenti risultano particolarmente presenti in quadri patologici come il disturbo alimentare (anoressia, bulimia o binge eating) caratterizzati da eccessiva attenzione verso il proprio stato corporeo e dalla sua manipolazione, e a difficoltà di base nell’autostima e nella gestione delle emozioni.

Dalle ricerche svolte all’interno del reparto dei disturbi alimentari della casa di cura Villa Margherita su 230 soggetti ricoverati, il 25.7% riporta di avere messo in atto comportamenti autolesivi sia nella storia di vita che durante il percorso di cura. I comportamenti maggiormente presenti sono tagliarsi, bruciarsi, mordersi, darsi pugni, graffiarsi, sbattere la testa contro il muro. Rispetto al tipo di disturbo alimentare, questi soggetti autolesionisti hanno per il 53% una bulimia, per il 42% un’anoressia (10% restrittiva, 32% di tipo bulimico) e per il 5% un binge eating.
La presenza del disturbo di personalità è dell’81%: prevale quello borderline con il 62% seguito nel 19% dei casi dal disturbo evitante di personalità. Nei pazienti borderline, i comportamenti autolesionistici sono estremamente frequenti (75%-90%) e possono essere di intensità tale da portare nel 10% circa dei casi a esiti fatali.




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Redazione Sanihelp.it

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