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Longevità: individuato il marker genetico anti-invecchiamento

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Pubblicato il: 11-03-2003

In alcuni soggetti ultracentenari gli scienziati hanno individuato una mutazione genetica comune; questa scoperta potrebbe essere la chiave per capire come evitare gli effetti dell'invecchiamento.

Sanihelp.it - In uno studio condotto presso il California Institute of Technology di Pasadena in California (Caltech), i ricercatori hanno dimostrato che la probabilità di riscontrare la stessa mutazione del DNA mitocondriale negli individui centenari, era di cinque volte maggiore rispetto ad altri soggetti.

Il DNA mitocondriale, la porzione di DNA situata nei mitocondri ovvero nelle “centrali energetiche” della cellula, viene trasmesso soltanto di madre in figlio. I mitocondri catturano l’energia liberata dall’ossidazione dei metaboliti e la convertono in energia.

Secondo il Dr. Giuseppe Attardi, professore di biologia molecolare del Caltech e autore dello studio, è possibile che durante il processo di replicazione l’ossidazione danneggi in misura inferiore queste molecole. Attualmente sono in fase di sviluppo altre ricerche di laboratorio per determinare l’esatto effetto fisiologico della mutazione genetica.

Attardi ha spiegato che questa mutazione genetica determina lo spostamento della sede nella quale il DNA mitocondriale comincia a replicarsi; questo potrebbe accelerare la sua replicazione, consentendo all’individuo di sostituire più rapidamente le molecole danneggiate.

Nel corso dello studio, condotto su un gruppo di 52 centenari italiani, i ricercatori hanno rilevato una mutazione comune nella stessa area di controllo principale. Osservando il DNA mitocondriale dei globuli bianchi, hanno rilevato che il 17% dei 52 soggetti centenari presentava una mutazione specifica, definita transizione C150T, rispetto al solo 3,4% dei 117 soggetti di età inferiore a 99 anni.

I risultati sono pubblicati nell’ultimo numero della rivista Proceedings della National Academy of Sciences.
Per capire se la mutazione sia ereditaria, i ricercatori hanno studiato cellule dell’epidermide raccolte dagli stessi individui a 9 e 19 anni di distanza.

In alcuni casi entrambi i campioni dimostravano che la mutazione esisteva già, mentre in altri, compariva o diventava più frequente con il trascorrere degli anni. Secondo Attardi, questi risultati suggeriscono che alcuni individui ereditano la mutazione dalla propria madre, mentre altri la acquisiscono nel corso dell’esistenza.

L’individuazione della mutazione C150T nei centenari fa ritenere che essa potrebbe favorire la sopravvivenza


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Redazione Sanihelp.it

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