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Morbo di Crohn: l'obiettivo è spegnere l'infiammazione

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Pubblicato il: 09-10-2008
Sanihelp.it - Le malattie infiammatorie croniche intestinali, morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa, colpiscono più di 4 milioni di persone nel mondo, e circa 200 mila solo in Italia. Fino a 10 anni fa le cure erano poche, e i pazienti andavano incontro a ripetuti interventi chirurgici. Oggi invece farmaci diversi permettono di tenere sotto controllo l’infiammazione.
 
Si tratta di farmaci che bloccano il TNF (Tumor Necrosis Factor), una delle molecole alla base dell’infiammazione intestinale.
La ricerca clinica più avanzata sta valutando se l’introduzione sempre più precoce di questi farmaci possa modificare la storia naturale delle malattie infiammatorie croniche intestinali apportando lunghi periodi di remissione clinica. Ma l’obiettivo di spegnere le molecole che fanno dialogare i linfociti attivati che danneggiano l’intestino non si ferma al TNF: sono in fase di sperimentazione clinica nuovi e potenti farmaci rivolti contro diverse molecole dannose, come altre interleuchine.

Un ulteriore scenario terapeutico potrebbe derivare dalle scoperte più recenti sull’origine, in particolare, del morbo di Crohn. Fino a oggi infatti si è partiti dal presupposto che questa malattia fosse associata a un eccesso di risposta immunitaria. Ma studi recenti hanno dimostrato l’esistenza di un gruppo di pazienti per i quali questa malattia è correlata a un deficit genetico. Il sistema immunitario intestinale risulta più debole, e la diminuita azione difensiva della barriera intestinale facilita la diffusione incontrollata dei patogeni, provocando per compensazione una riposta violenta dell’immunità specifica. Questo nuovo presupposto ha anche permesso di chiarire quanto sia determinante per lo sviluppo delle malattie infiammatorie intestinali la mancanza di equilibrio tra flora batterica e cellule dell’intestino.
L’obiettivo, ora, è trovare le sostanze adatte a rafforzare il sistema innato in questi ultimi casi e, sebbene in fase iniziale, alcune sperimentazioni in corso stanno dando i primi risultati positivi.



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Istituto Clinico Humanitas

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