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Influenza o Raffreddore?

Non chiamatela influenza

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Pubblicato il: 15-10-2008

Tosse, raffreddore e mal di gola di questi giorni vengono confusi con l'influenza, ma in realtà non lo sono. L'Australiana infatti arriverà a novembre.

Sanihelp.it - Sono circa 240.000 mila gli italiani a letto queste settimane, complici il tempo incerto e gli sbalzi di temperatura degli ultimi giorni. La stessa cifra di nuovi casi si prevede per le prossime settimane. Tuttavia, contrariamente a quello che gli stessi malati dichiarano, nessuno di loro è stato ancora colpito dell’Australiana: l’influenza di quest’anno, che si prevede particolarmente aggressiva complici i tre nuovi ceppi virali che la formano (gli australiani A/H1N1 e A/H3N2 Brisbane e l’americano B Florida), non si paleserà prima della fine di novembre. Tosse, raffreddore, mal di gola di questi giorni (ovvero le cosiddette sindromi da raffreddamento) sono infatti causati da altri virus, detti parainfluenzali.

«Solitamente, la metà dei casi segnalati nella stagione invernale come influenza si rivelano essere altri virus che provocano sintomi somiglianti, ma non identici a quelli influenzali – spiega Fabrizio Pregliasco, Professore di Virologia all’Università degli Studi di Milano - Per le sindromi parainfluenzali e il raffreddore il trattamento è esclusivamente sintomatico, cioè volto ad alleviare il mal di testa e di gola, il naso chiuso, la febbre e la tosse, con il ricorso ai farmaci di automedicazione, che consentono di alleviare i dolori, diminuire il malessere, abbassare la febbre, calmare la tosse. L’uso degli antibiotici è invece da valutare con il proprio medico di famiglia in quanto utile solo in presenza di infezioni batteriche, complicanza che si può verificare in concomitanza dell’influenza a seguito di un abbassamento immunitario. In tutti gli altri casi l’uso di antibiotici può essere addirittura dannoso per l’organismo.
È chiaro che se, dopo 4-5 giorni di automedicazione il disturbo si protrae, o se si ripresenta in tempi brevi (28/48 ore), è necessario rivolgersi al medico».

«Nell’influenza inoltre è fondamentale la prevenzione, da attuarsi con la vaccinazione tra fine ottobre e novembre. Il vaccino non ha alcun potere nei confronti degli altri virus parainfluenzali. In caso di mancata vaccinazione, se contraiamo l’influenza, i farmaci di automedicazione possono contribuire ad alleviare i sintomi influenzali, ma non sconfiggono il virus».

Ma come si distingue il raffreddore dall’influenza? «Il raffreddore, o rinite acuta, si manifesta con naso chiuso e gocciolante, starnuti, secchezza della zona rino-faringea, malessere generale e mal di testa. Solitamente, culmina con la riduzione dell’olfatto e con la secrezione che diventa mucosa - spiega Mario Bussi, Professore di Otorinolaringoiatria all’Università Vita-Salute San Raffaele e Direttore dell’Unità Operativa di Otorinolaringoiatria dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano - L’influenza ha invece un’incubazione da 1 a 3 giorni, si presenta con febbre alta (oltre i 38 C°), generalmente accompagnata da brividi, malessere generale, dolori ossei e muscolari, astenia e mancanza d’appetito. A questo, si possono aggiungere poi mal di testa e sintomi respiratori come tosse, mal di gola, congestione nasale e starnuti. In particolare nei bambini si possono infine manifestare anche sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale (nausea, vomito, diarrea). È importante ricordare che anche la rinite ha una causa virale, ma del tutto differente rispetto all’influenza: sono abitualmente responsabili i rhinovirus. Analogamente i mal di gola stagionali sono dovuti a virus, fra i quali ancora i rhinovirus e gli adenovirus».

Il 71% degli italiani fanno ricorso al farmaco da banco per tenere a bada una situazione di malessere e restare efficienti sul lavoro. È un atteggiamento corretto? «Combattere i sintomi di una patologia virale da raffreddamento non significa eliminarne la causa – risponde Bussi - Quando il fisico è debilitato non bisogna chiedere troppo a se stessi. È importante il riposo al caldo, per assecondare la battaglia contro l’infezione». Conferma Pregliasco: «Rimanere a casa nei giorni in cui si è affetti da influenza può contribuire a un decorso più rapido della malattia e rappresenta un gesto di rispetto degli altri: i luoghi del contagio sono spesso ambienti caldi e chiusi dove sono presenti persone già infette».


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ANIFA

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