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Ictus cerebrale

Ictus: 90 minuti in più per salvarsi

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Pubblicato il: 27-10-2008

Migliorano le prospettive per la cura dell'ictus ischemico, alla luce delle conclusioni di due importanti studi, che dimostrano l'efficacia della trombolisi effettuata entro le 4,5 ore

Sanihelp.it - Come sottolinea Danilo Toni, Presidente dell’Associazione Italiana Ictus: l’ictus è una malattia di tutte le età, il 25% delle persone colpite sono ancora in età produttiva e implicano un costo elevato per la propria famiglia e per lo Stato. Se vi fosse una programmazione sanitaria virtuosa, avremmo una situazione in Italia di gran lunga migliore, sia in termini di guarigioni, sia in termini di risparmio per la sanità pubblica.

Osserva il Professor Toni: «Se il 90% dei pazienti fosse ricoverato nelle Stroke Unit entro 3 ore, si passerebbe dai 100 guaribili di oggi per settimana a 300». Ciò avrebbe i suoi effetti positivi anche su chi paga il prezzo dell’invalidità, con un notevole alleggerimento sui costi familiari e sociali della malattia.

Questo obiettivo potrà essere ulteriormente superato un domani, alla luce di quanto emerge da due nuovi studi pubblicati su Lancet e New England Journal of Medicine: si allunga da tre a quattro ore e mezza la finestra terapeutica, ovvero lo spazio entro cui la persona colpita da ictus può essere efficacemente sottoposta alla terapia trombolitica.

La terapia trombolitica è stata approvata nel 2002 per la cura dello stroke ischemico nelle prime tre ore dall'esordio dei sintomi. Nello studio pubblicato su Lancet sono stati considerati i casi registrati nello studio osservazionale prospettico SITS: 664 pazienti trattati tra le tre e le quattro ore e mezza, sono stati paragonati a 11.865 trattati entro le tre ore. Non è emersa differenza fra i due gruppi per quanto riguarda la comparsa di emorragie sintomatiche, la mortalità e il grado di invalidità e di indipendenza dopo lo stroke.

La terapia trombolitica è dunque efficace non solo nelle prime tre ore dall’esordio dei sintomi, ma fino a quattro ore e mezza. Conclude però Toni: «Bisogna continuare a fare ogni sforzo per trattare il più precocemente possibile i pazienti con ictus ischemico, perché più precoce è l’intervento e maggiori sono le possibilità di recupero del danno».






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