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Staminali: diecimila mamme italiane le mandano all'estero

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Pubblicato il: 05-11-2008
Sanihelp.it - Il futuro dei bambini va all'estero. Saranno circa 10.000 le mamme italiane (provenienti soprattutto da Lombardia e Piemonte) che, entro la fine dell'anno, depositeranno le cellule staminali del cordone ombelicale in banche straniere. Vietati in Italia gli stoccaggi autologhi, cioè privati, di cellule cordonali, sono però permesse le esportazioni all'estero, che sono destinate a raddoppiare rispetto al 2007.

Raccolte al momento della nascita e poi congelate, le cellule staminali cordonali possono essere conservate per almeno 30 anni e saranno sempre pronte per essere utilizzate nel caso in cui il piccolo dovesse contrarre malattie gravi, curabili solo con un intervento radicale.
Le cellule cordonali vengono definite multipotenti e hanno una elevata vitalità e plasticità, ovvero la capacità di riprodursi in altre linee cellulari. È approvata la loro applicazione nel trattamento di alcuni tipi di tumori maligni come leucemia, neuroblastoma, linfoma di Hodgkin e il mieloma multiplo. Ma anche in casi di malattie del sangue, come anemia, talassemie, sindromi di Fanconi, Evans e Kostmann, e in alcune malattie correlate al sistema metabolico e alle immunodeficienze. A oggi il campo di applicazione è vasto ed è destinato ad ampliarsi ulteriormente visti gli oltre 2.200 studi clinici che sono in corso nel mondo con cellule staminali e i quasi 130 studi clinici con cellule staminali da cordone ombelicale.

In Italia è possibile donare il sangue del cordone ombelicale solo a fini allogenici; la conservazione autologa a spese del sistema sanitario nazionale avviene solo nel caso in cui in famiglia sia stata registrata una grave forma di malattia ereditaria già trattabile con cellule staminali. Il sistema delle donazioni di cellule staminali è regolamentato a livello mondiale e tutti i campioni raccolti vengono registrati in un unico database. Pur con questa struttura mondiale la probabilità di trovare un donatore compatibile è uno su cinquantamila.
Con la conservazione autologa si supera il problema della compatibilità: il bambino proprietario è compatibile al 100%. Il fratello o la sorella hanno una probabilità del 25%, i genitori di circa il 12,5%.


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Redazione Sanihelp.it

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