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Uno studio: cuore a rischio non solo per il colesterolo

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Pubblicato il: 13-11-2008
Sanihelp.it - Sono stati presentati al congresso dell'American Heart Association e pubblicati contemporaneamente sul New England Journal of Medicine i risultati dello studio JUPITER, che dimostrano che il farmaco rosuvastatina produce una riduzione del 44% dell’incidenza degli eventi cardiovascolari maggiori (rischio combinato di infarto, ictus, rivascolarizzazione arteriosa, ricovero ospedaliero per angina instabile o morte per cause cardiovascolari), in uomini e donne con livelli elevati di proteina C reattiva (PCRhs), ma livelli di colesterolo normali.

I risultati con rosuvastatina hanno inoltre evidenziato: una riduzione prossima al dimezzamento, 47%, del rischio combinato di infarto, ictus e mortalità cardiovascolare; un abbattimento superiore alla metà, 54%, del rischio di infarto; un calo vicino al 50% del rischio di ictus; una contrazione significativa del 20% della mortalità totale. Tali risultati si associano alla riduzione mediana del 50% dei livelli di colesterolo LDL, scesi durante il trattamento a 55 mg/dL.

JUPITER è stato disegnato prendendo in esame pazienti con livelli di colesterolo normali ma con PCRhs elevati. Infatti l'aterosclerosi è determinata oltre che dal colesterolo LDL anche dall’infiammazione. In presenza di infiammazione, la placca si attiva ed è questo processo a produrre il rischio di eventi cardiovascolari.

Grazie allo studio si è dimostrato per la prima volta che, in pazienti con livelli normali di colesterolo ma identificati come a rischio cardiovascolare a causa della presenza di uno stato di infiammazione, rosuvastatina è in grado di ridurre fortemente non solo i livelli di colesterolo cattivo LDL ma anche lo stato infiammatorio. In questo modo rosuvastatina dimostra di essere in grado di ridurre gli eventi cardiovascolari quasi del 50%.

Lo studio JUPITER permette, quindi, di capire come la riduzione del parametro della proteina C reattiva nei pazienti a basso rischio possa contribuire al successo clinico e alla riduzione del rischio cardiovascolare globale. Non solo: JUPITER ha registrato, per la prima volta per una statina, una riduzione da parte di rosuvastatina anche della mortalità totale.

Sulla base dei risultati dello studio, si stima che serve trattare 25 pazienti per 5 anni per prevenire 1 evento cardiovascolare maggiore. Un risultato importante, se consideriamo che la malattia cardiovascolare rappresenta da sola nel nostro paese il 45% delle cause di morte.


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Redazione Sanihelp.it

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