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Cos'è l'antibioticoresistenza

Antibiotici: l'effetto boumerang di un uso scorretto

Prendendo troppi antibiotici si rischia non solo di non guarire, ma anche di “irrobustire” i batteri. Questo fenomeno si chiama antibiotico-resistenza e può avere effetti molto seri.

Sanihelp.it - Dal 2001 al 2008 sono state inserite nella Rete nazionale di Farmacovigilanza dell’Agenzia Italiana del Farmaco 6.411 segnalazioni di sospette reazioni avverse ad antibiotici, di cui 2.375 di una certa gravità. Si tratta prevalentemente (70%)di farmaci assunti per via orale. Le reazioni maggiormente segnalate sono di tipo cutaneo e/o allergico: orticaria, eritema, eruzioni cutanee, prurito, angioedema, seguite da dispnea, shock anafilattico, tendinite e ipotensione.

Ma i possibili effetti collaterali degli antibiotici non sono l’unico motivo per correggere il tiro e imparare a usare questi farmaci in modo più responsabile. Attualmente infatti un numero crescente di batteri sta diventando, e in molti casi è già divenuto, resistente alle terapie antibiotiche. Sono già stati descritti ceppi (tra cui il Micobatterio della tubercolosi) resistenti a tutti gli oltre 100 antibiotici disponibili. L’Italia è uno dei Paesi europei che contribuisce maggiormente a questo trend di resistenze.

Esiste la concreta possibilità che questi e altri ceppi divenuti resistenti si sviluppino ulteriormente con il rischio che molti antibiotici diventino inefficaci e non si abbiano più armi per curare le infezioni. Il problema è aggravato dal fatto che il numero di nuove molecole, autorizzate o in sviluppo, è limitato e quindi l’uso appropriato costituisce la principale arma per il controllo delle resistenze.

Ora, il fenomeno dell’antibioticoresistenza ha raggiunto proporzioni tali da indurre varie istituzioni internazionali tra cui l’OMS e il Centro Europeo per il Controllo delle Malattie (ECDC) a lanciare l’allarme. Ma che cos’è l’antibioticoresistenza? Semplificando si può dire che dal punto di vista genetico avviene una vera e propria modifica del DNA dei batteri, che divengono resistenti ai principi attivi dell’antibiotico e ciò determina gravi ripercussioni sull’efficacia terapeutica della cura. Inoltre, anche specie batteriche molto diverse tra loro possono scambiare materiale genetico con conseguente comparsa di resistenze sempre nuove.

Ma tutto questo non è noto ai più. Da un sondaggio commissionato dall’Istituto Superiore di Sanità e condotto su un campione di 2.200 persone è infatti emerso che il 43% degli italiani non sa cosa sia la farmacoresistenza e che il 34% si rivolge direttamente in farmacia per l’acquisto degli antibiotici, basandosi sui consigli del farmacista o sulle proprie convinzioni.

Per l’Italia i batteri maggiormente resistenti agli antibiotici sono:
• Stafilococco aureo (resistente alla penicillina)
• Streptococchi resistenti alle eritromicine
• Batteri gramnegativi resistenti ai fluorochinolonici e alle penicilline e cefalosporine
• Pneumococco resistente alle penicilline.
Una larga parte di questi batteri resistenti agli antibiotici e fino a poco tempo fa diffusi solo in ambiente ospedaliero tendono ormai a diffondersi con grande frequenza anche in comunità.

Le cause di sviluppo dell’antibioticoresistenza sono complesse, ma includono certamente un uso eccessivo e non appropriato di antibiotici negli esseri umani. Per questo è importante sapere come, quando e perché usarli. A questo scopo sono disponibili il sito www.antibioticoresponsabile.it e il numero verde AIFA 800-571661.
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di Roberta Camisasca 
Fonte: AIFA e ISS
Tags:  antibiotici antibiotico-resistenza
Revisione: 29-06-2009

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