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Le proprietà dell'acido ialuronico

L'acido che ringiovanisce

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Pubblicato il: 19-11-2008

Quando la pelle perde acqua, invecchia più in fretta. Come aiutarla? Con l'acido ialuronico. Che oggi si trova anche in sieri e creme da usare ogni giorno.

Sanihelp.it - Per una pelle sempre giovane oggi la cosmetica mette in campo prodotti innovativi a base di acido ialuronico, capaci di agire dall’interno, rimpolpando la pelle dove necessario.

Poche di noi sanno che l’acido ialuronico è una sostanza già presente nel nostro organismo, e più precisamente nei tessuti connettivi, che devono proprio a quest’acido la loro idratazione e la loro elasticità.
Dal punto di vista chimico l’acido ialuronico è un polisaccaride, cioè un tipo di zucchero presente in forma identica in tutte le specie essendo un componente universale degli spazi intercellulari (la matrice extracellulare del derma è composta per il 60% da collagene e per il 40% da proteoglicani, tra cui anche acido ialuronico).

Sulla pelle svolge una doppia azione:
1. Azione volumizzante immediata: grazie alla sua conformazione molecolare, l’acido ialuronico è in grado di inglobare grandi quantità di acqua, fino a 30 volte il proprio peso, mantenendo elevato il livello di idratazione dei tessuti e il volume delle strutture dermiche.
2. Azione rivitalizzante: interviene nei meccanismi di proliferazione cellulare.
L’acido ialuronico contribuisce dunque alla salute e alla bellezza della nostra pelle. Ma il progredire dell’età determina una diminuzione fisiologica del contenuto di acido ialuronico nei fibroblasti del tessuto connettivo del derma che, non riuscendo più a trattenere l’acqua, perde tono e si rilassa. Ed ecco le prime rughe.
 Le ricerche della medicina estetica sono partite proprio da qui: restituire l’acido ialuronico mancante alla pelle, per ridarle vigore ed elasticità, e mantenerla così giovane, tesa e luminosa più a lungo. Per questo è ormai ampio il suo utilizzo in dermatologia come filler (letteralmente trattamento riempitivo) tramite iniezioni intradermiche per contrastare le rughe profonde, ingrandire le labbra o ridisegnare l’ovale del viso. È largamente preferito al collagene (altra sostanza usata per dare sostegno alla pelle) grazie alla sua tollerabilità e ha un’azione prolungata nel tempo, benché non permanente: le iniezioni vanno poi ripetute a distanza di mesi per mantenere l’effetto desiderato.

Anche per questo, in linea con la tendenza sempre più diffusa ad affidarsi meno al bisturi e più alla cosmetica, oggi l’acido ialuronico è l’ingrediente di punta delle più avanzate formule anti-age, in grado di promettere effetti volumizzanti e riempitivi simili ai risultati di un filler.

Una consapevolezza recente, ma che affonda le sue radici in anni passati, come conferma il professor Antonino Di Pietro, presidente ISPLAD (International-Italian Society of Plastic-Aesthetic and Oncologic Dermatology) e primo utilizzatore in Italia dell’acido ialuronico nella cosmetica anti-età: «Sono stato il primo a credere nell’applicazione cosmetica dell’acido ialuronico, circa 12-15 anni fa, quando questa sostanza era già conosciuta e usata con successo in altri rami della medicina, come l’oculistica e l’ortopedia.
Rispetto al collagene, l’acido ialuronico è meno allergizzante, migliora il turgore e l’elasticità della pelle e svolge un’efficace azione reidratante. Un grammo di acido ialuronico è infatti in grado di trattenere ben 70 grammi di acqua. La superficie cutanea è visibilmente migliorata perché scompaiono le micro-rughe, spesso sottovalutate perché piccole, ma in realtà sono proprio loro le responsabili dell’effetto increspato e del colorito opaco della cute».
Ma come si riconosce un buon filler? «Deve contenere acido ialuronico libero, cioè privo di sostanze addensanti che fanno perdere all’acido ialuronico il suo potere stimolante».

Non è tutto. «L’acido ialuronico è utilissimo anche quando si prevedono esposizioni al sole - continua Di Pietro - Trattamenti preventivi (da effettuare qualche mese prima dell’esposizione) a base di acido ialuronico possono servire per stimolare la produzione di collagene ed elastina e preparare la pelle a ricevere i raggi solari. Si parla in questo caso di fotoprotezione attiva (quella passiva è invece data da schermi solari e indumenti)».


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Redazione Sanihelp.it

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