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Salute della donna: l'approccio "a bikini" trascura il cuore

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Pubblicato il: 20-11-2008
Sanihelp.it - La comunità da sempre ha ritenuto la malattia coronarica una patologia prevalentemente maschile. È importante invece indirizzare  l'attenzione alla cardiopatia ischemica della donna. Se ne parla in questi giorni a Torino, durante il Congresso mondiale 4° joint meeting with Mayo Clinic dal titolo Great innovations in Cardiology, promosso dalla Cardiologia ospedaliera dell’Azienda Ospedaliero - Universitaria San Giovanni Battista – Molinette di Torino.

L'approccio alla salute della donna è caratterizzato da una maggior sensibilità per le patologie della mammella e dell'apparato riproduttivo (errore che è stato definito come approccio a bikini) e da una sostanziale disattenzione per la patologia coronarica. Ma la mortalità cardiovascolare nella donna è circa doppia rispetto alla mortalità di tutti i tumori (nel 2002 in Italia tra le donne si sono registrati 131.000 decessi per malattie del sistema cardiocircolatorio e 69.000 per tumori) e rappresenta, ancor più che nell'uomo, la prima causa di morte e disabilità (nel 2002 in Italia sono deceduti per patologie cardiovascolari 104.000 uomini e 131.000 donne che rappresentano insieme circa il 42% del totale dei decessi).

Inoltre nella donna la cardiopatia ischemica si presenta con tratti peculiari con grande variabilità nell'esordio, nei sintomi e nei fattori di rischio rendendo spesso la diagnosi difficoltosa. Accanto ai fattori di rischio tradizionali infatti debbono essere valutati profili di rischio unici nel sesso femminile, come le alterazioni ormonali e un protratto stato dismetabolico in grado di promuovere un substrato infiammatorio capace di provocare sintomi e ischemia. Circa la metà delle donne con sospetta ischemia miocardica non presentano ostruzioni coronariche. Tuttavia questo non necessariamente implica una prognosi benigna.

Un altro argomento al centro del Congresso è la stenosi aortica degenerativa nell'anziano. La terapia di riferimento è quella cardiochirurgica, ma le evoluzioni tecnologiche degli ultimi anni hanno permesso l'introduzione di metodiche percutanee non invasive per i casi più delicati, in cui l'intervento si rileverebbe rischioso. Sono state sperimentate due differenti valvole percutanee aortiche, con risultati tali da suggerire che in futuro questa metodica possa diventare una vera e propria alternativa alla cardiochirurgia.
Un ulteriore passo avanti nella cura delle valvulopatie è la recente introduzione di tecniche di riparazione mitralica percutanea non invasiva. Il trattamento rimane, a oggi, più complesso rispetto alla sostituzione valvolare aortica percutanea.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Azienda Ospedaliero - Universitaria San Giovanni Battista – Molinette

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