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Malattie reumatiche: 23 milioni di giornate di lavoro perse

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Pubblicato il: 04-12-2008
Sanihelp.it - Le malattie reumatiche incidono pesantemente sui costi dell’assistenza socio-sanitaria italiana: in totale la spesa per queste malattie in Italia supera i 4 miliardi di Euro l’anno, di cui quasi la metà – 1 miliardo 739 milioni – sono rappresentati dalla perdita di produttività per circa 287mila lavoratori malati. Lo rivela una ricerca compiuta dall’Osservatorio Sanità e Salute che ha esplorato i database dell’Istat, del Ministero della Salute, dell’Aifa e dell’Inps per analizzare l’impatto sociale ed economico delle principali patologie reumatiche.

Oltre 5 milioni di persone in Italia soffrono di malattie reumatiche. Di queste, 734.000 sono colpite dalle forme croniche: artrite reumatoide e spondiloartropatie.
L'Artrite Reumatoide colpisce in prevalenza le persone tra i 30 e i 50 anni e soprattutto le donne, che rappresentano circa il 75% del totale dei malati. Ogni anno questa malattia è responsabile di oltre 13 milioni di giornate di assenza dal lavoro. I costi diretti ammontano a circa 1 miliardo 400 milioni l’anno mentre i costi indiretti riconducibili alla perdita di produttività sono pari a 981 milioni di euro.
Le spondiloartropatie sono un gruppo di malattie reumatiche croniche di tipo infiammatorio che colpiscono in prevalenza in età giovanile e che sono responsabili di oltre 10 milioni di giornate di assenza dal lavoro. I costi diretti ammontano a circa 950 milioni l’anno; quelli indiretti riconducibili alla perdita di produttività sono pari a 758 milioni di euro.

Il rapporto lavoro/malattie reumatiche è fondamentale, considerando che queste affezioni possono comparire frequentemente proprio durante l’età lavorativa. Le persone che ne sono affette spesso sono costrette ad abbandonare il lavoro e a dover affrontare disagi nella vita di relazione, con una sensibile riduzione della qualità della vita. Si stima che nel 10% dei casi si registra uno stato di invalidità permanente dopo solo due anni dall’insorgenza, e del 30% e del 50% rispettivamente dopo 5 e 10 anni.

L’instaurazione di una terapia precoce permette una significativa riduzione dei costi diretti e indiretti associati a queste malattie.
Con una rapida e corretta impostazione terapeutica, ottenuta attraverso una diagnosi precoce della malattia nei primi 3-6 mesi e una rigorosa valutazione della risposta alle terapie, più del 50% dei malati potrebbero raggiungere una remissione stabile della patologia, oggi, grazie anche all’impiego dei farmaci biologici.


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Redazione Sanihelp.it

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