Guerra e psiche
Guerra significa sofferenza, morte e dolore, malattie e epidemie. I traumi psicologici che ne derivano possono lasciare tracce indelebili.
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Sicuramente ci troviamo di fronte a quello che viene definito disturbo post traumatico da stress (Dpts). Questo è un disturbo d’ansia che si sviluppa in persone che hanno subito un evento traumatico che ha comportato una grave minaccia per la vita loro o altrui e durante il quale hanno provato orrore, forte paura o senso di impotenza.
Il problema di questo tipo di disturbi è che i loro effetti non solo possono non manifestarsi subito ma sicuramente perdurano nel lungo termine. Per tanto a livello terapeutico è quasi obbligatorio intervenire il prima possibile per riportare i pazienti ad una vita accettabile in tempi non biblici.
Le strategie di intervento devono soddisfare alcune esigenze: il bisogno di parlare dell’accaduto da parte dei “sopravissuti”, la comprensione dell’evento, fronteggiare l’angoscia e i sensi di colpa che spesso insorgono nei superstiti. Si possono citare tre strategie che possono portare se non alla scomparsa sicuramente alla diminuzione dei disturbi, il
debriefing, la
Terapia cognitivo-comportamentale e l’
EMDR.
Una strategia di intervento precoce,da mettersi in atto entro le 24-72 ore dall’avvenimento è il Debriefing. Inizialmente messa a punto per i militari negli Stati Uniti, il suo uso è stato adattato ed allargato in campo civile, essa infatti è rivolta in generale ai sopravvissuti e ai soccorritori e di recente è stata applicata ai bambini esposti a eventi traumatici e vi si distinguono 7 fasi della durata di 2-3 ore:
- Nella
fase introduttiva si discutono le regole;
- Nella
fase dei fatti ogni membro del gruppo descrive il proprio ruolo nell’accaduto e la propria esperienza;
- nella
fase dei pensieri ogni soggetto esprime il pensiero predominante durante l’evento;
- nella
fase della reazione viene chiesto quali elementi dell’incidente hanno causato maggior sofferenza e con i quali è più doloroso convivere;
- nella
fase del sintomo ogni individuo riferisce i sintomi fisici e psicologici avvertiti durante l’accaduto;
- si giunge poi alla
fase dell’insegnamento dove il conduttore del gruppo spiega le reazioni allo stress e le tecniche per ridurlo e giungere alla guarigione;
- infine la
fase finale, dove si discutono le eventuali domande che non hanno ricevuto risposte soddisfacenti e si formulano commenti e conclusioni.
La terapia congnitivo comportamentale Se il Dspt può essere compreso utilizzando diverse chiavi di lettura, da quella psicodinamica a quella psicobiologica fino alla teoria dell’apprendimento, gran parte della letteratura indica come metodo più efficace quello cognitivo-comportamentale.
Alla base di simili teorie sta la convinzione che ogni individuo ha concetti e modelli precostituiti di sé, degli altri e del mondo. L’evento traumatico è un’informazione incompatibile con questi e il tentativo di integrare questa con gli assunti preesistenti conduce alle risposte postraumatiche.
Una simile terapia si sviluppa secondo queste modalità.
-
Esposizione: trattamento efficace per i disturbi d’ansia dove l’evitamento è il fattore principale, viene utilizzata l’esposizione immaginativa, il soggetto viene cioè invitato a rivivere l’avvenimento nella propria immaginazione e a raccontarlo al terapeuta.
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Ristrutturazione cognitiva: lo scopo è quello di modificare le convinzioni e gli assunti irrazionali.
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Gestione dell’ansia: vengono insegnate tecniche per controllare gli stimoli ansiosi come il rilassamento progressivo, lo "stop del pensiero" ecc.
La desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari (Eye Movement desensitisation and reprocessing) è una tecnica che si basa sulla scoperta che alcuni stimoli esterni possono essere particolarmente efficaci per superare un grave trauma.
Una ricerca condotta nel 1995 da parte del Dipartimento di Psicologia Clinica dell’American Psychological Association ha definito questo metodo terapeutico come uno dei più efficaci nel trattamento del disturbo da Stress Post Traumatico.
L’EMDR vede la patologia come
informazione immagazzinata in modo non funzionale e si basa sull’ipotesi che c’è una componente fisiologica in ogni disturbo o disagio psicologico. L’evento “traumatico” provoca il “congelamento” dell’informazione nella sua forma ansiogena originale, nello stesso modo in cui è stato vissuto. Questa informazione “congelata” e racchiusa nelle reti neurali non può essere elaborata e quindi continua a provocare patologie come il disturbo da stress post traumatico e altri disturbi psicologici.
I movimenti oculari saccadici e ritmici usati con l’immagine traumatica e con le convinzioni negative ad essa legate restaurano l’equilibrio neuronale perché migliora la comunicazione dei due
emisferi cerebrali, modificando la patologia della rete neuronale e permettendo di proseguire l’elaborazione dell’informazione fino alla risoluzione.
La procedura-tipo consta di otto fasi specifiche:
Nelle prime fasi intervengono elementi non specifici come la
relazione terapeutica ed elementi
psicoeducazionali.
Solo in seguito si entra più nello specifico della terapia con movimenti oculari, o altri tipi di stimolazione adeguata, proposti con una certa sequenzialità negli interventi.
Il tutto viene accompagnato da altri elementi mutuati - direttamente o indirettamente - da altre tradizioni di ricerca ristrutturazione cognitiva, esposizione graduale, assecondamento delle libere associazioni, valorizzazione di immagini a contenuto simbolico, manipolazione delle immagini mentali e anche tecniche provenienti dalla tradizione della terapia ipnotica ed altro ancora.
Nonostante l'apparante efficacia di questa tecnica, una simile terapia ha ancora bisogno di
ulteriori accertamenti sul campo. In una mailing list che parla di EMDR (http://www.psychomedia.it/pm-lists/debates/emdr-dib.htm) ci sono molti spunti di riflessione, eccone un esempio:
«Secondo Yule e Coll. (Post-Traumatic Stress Disorder, New York: Wiley, 1999), tutte le spiegazioni sulla presunta base "neurofisiologica" del processo terapeutico nell'EMDR sono in realtà fuorvianti: secondo il gruppo inglese, l'Emdr altro non è che una semplice procedura di esposizione immaginativa allo stimolo traumatico, facilitata da un
distrattore (i movimenti oculari). Questa
mere exposure permette un'estinzione comportamentale dell'iperattivazione neurovegetativa e dei pensieri intrusivi.
Nulla a che fare con strani processi che "restaurano l'equilibrio neuronale perché migliora la comunicazione dei due emisferi cerebrali, modificando la patologia della rete neuronale" (dal sito http://www.emdritalia.it).»
La tecnica dell'Emdr resta allo stato attuale della conoscenza scentifica alquanto controversa, e i risultati soddisfacenti ottenuti vanno studiati e approfonditi con rigore.
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di Redazione Sanihelp.it
revisione: 30-06-2009
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