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Infarto cardiaco nell'anziano: attenzione all'omocisteina

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Pubblicato il: 15-04-2003

Secondo un nuovo studio, nelle persone anziane livelli sanguigni più elevati dell'aminoacido omocisteina aumentano il rischio di un infarto miocardio.

Sanihelp.it - In precedenti ricerche si era evidenziata un’associazione tra livelli di omocisteina e infarti cardiaci e ictus, ma questo studio rivela che livelli elevati dell’amino-acido possono contribuire alla genesi dell’infarto miocardico.

Lo studio, pubblicato sul numero di marzo della rivista Journal of the American Medical Association, ha coinvolto quasi 2500 persone con un’età media di 72 anni, arruolati per partecipare al concomitante Framingham Heart Study.

Nessuno dei partecipanti mostrava segni di scompenso cardiaco o riferiva un infarto cardiaco nel passato, al momento della misurazione dei livelli ematici di omocisteina.

I pazienti sono poi stati seguiti per 8 anni, durante i quali si è evidenziata un’insufficienza cardiaca in 156 di loro.

I risultati hanno rivelato che elevati livelli di omocisteina erano associati ad un aumentato rischio sia negli uomini che nelle donne.

L’autore dello studio, il Dr. Ramachandran Vasan, professore associato di medicina al Boston University School of Medicine Massachusets, ha evidenziato che i soggetti con valori di omocisteina nella metà superiore del range di normalità, mostravano un raddoppiamento del rischio di infarto cardiaco nel successivo follow-up di otto anni rispetto ai soggetti con livelli nella metà inferiore.

L’associazione tra omocisteinemia ed infarto sembra essere più importante nelle donne che negli uomini. Circa 5 milioni di americani soffrono di insufficienza cardiaca congestizia, secondo la American Heart Association (AHA). Questa è una condizione cronica in cui il cuore risulta ingrandito e perde la sua abilità di pompare il sangue efficientemente. I pazienti accusano affaticamento anche per piccoli sforzi e non riescono a smaltire i liquidi, che spesso conducono ad edemi delle gambe e dei polmoni, con conseguente difficoltà respiratorie.

Non è ancora ben chiaro come l’omocisteina possa contribuire all’insorgere dell’insufficienza cardiaca, si è però evidenziato come le cellule cardiache siano particolarmente sensibili ai danni provocati dall’omocisteina.

Un collegamento causale tra i livelli di omocisteina e l’infarto non è stato tuttavia ancora individuato; pertanto la AHA non consiglia il controllo routinario dei livelli di omocisteina nella popolazione generale.

Non esistono prove concrete che suggeriscano come una riduzione dei livelli di omocisteina sia benefica, ma il gruppo di ricercatori suggerisce per le persone ad alto rischio un’assunzione di acido folico , da cibi come i vegetali a foglia verde e cereali per la prima colazione arricchiti, e di altre vitamine del complesso B.

Queste vitamine sono note per contribuire alla metabolizzazione dell’omocisteina nel corpo.

Da: Journal of the American Medical Association 2003; 289: 1251-1257


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Redazione Sanihelp.it

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