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La scelta del nome

Come si chiamerà?

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Pubblicato il: 07-01-2009

Tra le tante, grandi, responsabilità dei futuri genitori c'è anche quella della scelta del nome del bambino. Tra mode bizzarre e tradizioni dure a morire, ecco 6 cose da tenere a mente.

Come si chiamerà? © Photos.com Sanihelp.it - Che scelta importante quella del nome! Il nome sancisce l’identità di qualcuno, si identifica con lui, che, volente o nolente, se lo porterà dietro per tutta la vita. Il nome dice sempre qualcosa della persona, porta in sé il suo carattere, le sue inclinazioni, le sue preferenze, i suoi difetti e le sue virtù.

Pensando in astratto a un nome, spesso si dice Mi piace oppure Non mi piace ma poi, vedendolo addosso al bimbo appena nato come il suo primo vestitino, improvvisamente sembra perfetto per lui. E ci si stupisce di aver anche solo pensato a un nome diverso, perché pare non esista appellativo più calzante di quello.

Ci sono vari criteri per arrivare al nome perfetto per il piccolo in arrivo: il suono, il senso etimologico, un significato personale, magari di tipo affettivo, un riferimento mitologico o temporale ecc. L’importante è che la scelta sia personale, una decisione della coppia al di là delle influenze di amici e parenti (tutti vorranno dire la propria!).
Non è fondamentale che il nome del piccolo piaccia a tutti (anche perché è impossibile), l’importante è che piaccia a mamma e papà! Quindi non cedete alle pressioni altrui, se un nome non vi convince del tutto: finireste per accontentare qualcuno, offendere qualcun altro, e non essere neppure contenti!

Per il resto, al di là dei gusti personali, ecco alcuni elementi da tenere sempre presente.

1. L’abbinamento con il cognome. A cognomi con qualche significato è preferibile non abbinare nomi che li completino, vedi Vigile (di cognome) Urbano (di nome), ma ancora Nella Fontana, Angelo Della Morte, Trombetta Daria… A cognomi molto comuni sarebbe bene non abbinare nomi molto diffusi (quanti Mario Bianchi esistono?). A cognomi molto lunghi sarebbe meglio non abbinare nomi altrettanto lunghi, e così via.

2. La pronunciabilità. Il nome deve essere facile da pronunciare anche per il bimbo stesso, e anche in relazione al cognome: come risulterà un Demetrio Trioschi, se per esempio il piccolo ha la erre moscia?

3. La trascrizione del nome. La scelta di dare un nome straniero va ponderata con attenzione, soprattutto se complicato: significa imporre al bambino, per tutta la vita, l’obbligo di ripetere decine di volte il proprio nome prima di essere compreso, con tanto di spelling quando si tratta di scriverlo.

4. L’assenza di riferimenti scomodi. I nomi strani o quelli di personaggi discussi andrebbero evitati, per non dare al bambino futuri imbarazzi. Sconsigliamo vivamente di seguire le mode del momento, soprattutto se ispirate al mondo del cinema o dello spettacolo. I vari Ridge o Sue Ellen sparsi per il mondo non sono certo felici di voltarsi sentendosi chiamare ad alta voce.

5. Il peso del nome. Alcuni nomi sono davvero faticosi da portare. Un piccolo Napoleone o una piccola Cleopatra potrebbero sentirsi caricati di grandi responsabilità, così come Splendore o Mercedes potrebbero risultare davvero imbarazzanti se non corrispondono a una folgorante bellezza…

6. Il valore del nome. È bello dare al proprio figlio il nome di una persona cara, magari il nonno o un antenato. Se la scelta cade su un nome di famiglia, è bene spiegare al bimbo, una volta cresciuto, i motivi per cui lo si è chiamato così: sarà orgoglioso di portare un nome ritenuto importante dai suoi genitori!


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Il mio bambino

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