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La guerra non combattuta: le armi biologiche

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Pubblicato il: 01-10-2001

Invisibili fino al momento dell'utilizzo, la loro pericolosità inizia dalla loro produzione. Sono infatti sufficienti meno di duemila lire e una conoscenza biologica minima per contaminare un'area di circa un chilometro quadrato.

Sanihelp.it - Invisibili fino al momento dell'utilizzo, sono la vera minaccia per l’umanità e con i »venti di guerra» che ci minacciano causano sicuramente notti insonni agli addetti alla difesa di tutti gli stati del mondo.
La pericolosità di queste armi inizia dalla loro produzione. Sono infatti sufficienti meno di duemila lire e una conoscenza biologica minima (quale quella di uno studente che inizia a frequentare un laboratorio), per contaminare un'area di circa un chilometro quadrato.
La nuova minaccia, diventata reale, ha spinto la rivista medica Jama a pubblicare un dossier redatto da specialisti della Divisione per la ricerca medica dell'esercito statunitense, che indica come identificare per tempo un attacco biologico e quali misure adottare.


Qualche esempio

In caso di bombardamento con agenti batteriologici i sintomi accusati dalla popolazione colpita possono essere confusi con quelli causati da una semplice epidemia(ad esempio influenzale) e, quando se ne riconosce la vera natura, ormai è troppo tardi per intervenire. Per fare un esempio, il Bacillus anthracis che provoca una malattia chiamata carbonchio o antrace, può diffondersi nell’aria e attaccare le vie respiratorie. I sintomi sono: febbre, tosse, malessere e spossatezza che si aggravano progressivamente complicandosi con polmonite, meningite e setticemia e, in questa fase, qualunque trattamento è ormai inutile.

Altri agenti, come la tossina botulinica(da noi nota perché contenuta nelle famose »conserve» non correttamente conservate), possono essere identificati con più facilità perché già sospettati a livello clinico, ma la loro azione è talmente rapida(12-30 ore dall’ingestione) che un intervento risolutivo su una popolazione colpita è di fatto impraticabile.
Il più delle volte invece le malattie diffuse dalle armi biologiche sono rare, debellate da tempo, o inesistenti nell'area geografica colpita e la disponibilità di farmaci o antidoti specifici nella zona colpita è di solito limitata, se non inesistente.
Le varie ipotesi

Provate solo a pensare se si ripresentasse un'epidemia di peste bubbonica Milano; come e in quanto tempo si riuscirebbe a debellarla? Gli agenti preferenzialmente utilizzati sono per lo più batteri, le cui spore possono essere diffusi in forma di aerosol e contaminare il territorio per chilometri.
Molte nazioni però sono riuscite a costruire vere e proprie bombe utilizzando virus, come quelli dell'encefalite equina venezuelana o di Ebola, e parassiti intracellulari obbligati, come per esempio le rickettsie che provocano la febbre Q.

Per alcune di queste infezioni esiste la possibilità di vaccinare la popolazione ma imporre una vaccinazione collettiva in presunzione di un »attacco biologico» provocherebbe panico e isteria collettiva.
Se poi consideriamo che i cosiddetti »farmaci protettivi» non forniscono una immunità totale, che spesso provocano effetti collaterali anche gravi e che ognuno di essi è efficace soltanto contro uno fra le decine di germi che possono essere utilizzati in un attacco, si capisce come la difesa è veramente difficile.
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Il pericolo ancora maggiore però deriva dall’utilizzo(e la ricerca in alcuni Paesi è molto attiva in questo) dal possibile utilizzo di organismi geneticamente modificati. Contro questi agenti non esistono protezioni, né cure in quanto l’uomo non ha mai combattuto né ha potuto studiare i loro effetti.

Secondo quanto riportato su JAMA, contro la guerra dei germi l'unica difesa è la preparazione di medici specializzati sul territorio. Per questo, temendo la proliferazione delle armi batteriologiche, già nel 1951 gli Stati Uniti hanno istituito l'Epidemic Intelligence Service, con l'obiettivo di addestrare alcuni epidemiologi al riconoscimento specifico di azioni terroristiche o belliche di questo tipo.
Più che dai sintomi individuali infatti, un attacco biologico si riconosce dall'epidemiologia con cui si diffonde l'infezione, che insorge rapidissima e in un'alta percentuale della popolazione.

Molte informazioni sulla diffusione delle malattie provocate dalle armi batteriologiche arrivano da incidenti, o da esperimenti effettuati realmente sulla popolazione ignara. Per esempio, nel 1979 un accidentale rilascio del bacillo del carbonchio dall'impianto sovietico di Sverdlosk fornì molte indicazioni utili sulla tossicità del microbo.
Ipotizziamo un attacco

Tanto per dare un’idea della facilità con cui si può »attaccare» una città di mezzo milione di abitanti, l’iter ipotetico potrebbe essere questo: si ordinano ad un laboratorio specializzato cinquanta chilogrammi di spore di antrace; si noleggia un aeroplano e, dopo aver raggiunto i duemila metri di quota, si spandono sopra la città. È ipotizzabile che, nel giro di pochi giorni, muoiano circa duecentomila persone nel raggio di venti chilometri dall'epicentro della contaminazione. L’unica difesa sarebbe il tempo brutto o ventoso che potrebbe mandare a monte l’attacco.

Sulla reale diffusione di queste epidemie si sa ancora molto poco, e l'imprevedibilità degli effetti, ma più ancora l'impopolarità che si trascina dietro chi utilizza le armi batteriologiche, hanno impedito fino a questo momento un loro massiccio utilizzo nelle azioni di guerra. Alcuni episodi, deprecabili per molti ma utili e informativi per gli addetti ai lavori, restano tuttavia nella storia.

Il programma statunitense sulla guerra biologica, iniziato nel 1942, si basò inizialmente sui dati ottenuti dai bombardamenti giapponesi sulle truppe alleate, e le ultime (almeno ufficialmente) preziose informazioni sulla diffusione delle epidemie non naturali sono state ottenute nel 1991, quando Saddam Hussein fu accusato di aver utilizzato armi batteriologiche sui marine, che erano stati vaccinati contro Bacillus anthracis, ma non avevano nessuna protezione contro l'insospettato potenziale infettante dispiegato dal dittatore iracheno.


Agenti biologici ipoteticamente utilizzabili

AGENTE DOSE INFETTANTE INCUBAZIONE SINTOMI VACCINO
Bacillus anthracis 8.000-50.000 spore 1-5 giorni Sintomi tipo infezione respiratoria; in fase successiva febbre alta vomito,dolori articolari, dispnea,le emorragie interne ed esterne. La contaminazione può essere fatale. L' antitossina è in grado di arrestare il processo.
Yersinia pestis 100-500 organismi 2-3 giorni. Causa peste bubbonica. Il battere può raggiungere i polmoni e dare febbre e delirio: I casi non trattati portano a morte. Nessun trattamento conosciuto
enterotossina stafilococcica 30 ng (incapacitante);
1,7 ng (letale)
1-6 ore. Diarrea, pustole,setticemia   <td width="21% valign=" middle"=""> Non disponibile il vaccino


Chi possiede già queste armi?

La messa al bando delle armi chimiche e biologiche, imposta dal protocollo di Ginevra già nel 1925, non sembra aver scalfito la politica bellica di molti Paesi, che apertamente, o più spesso di nascosto, continuano a studiarle e a fabbricarle.
Sembra che l'arsenale biologico più fornito sia quello degli Stati Uniti che oggi, nello spauracchio di un altro possibile attacco terroristico, pericolo peraltro reale, hanno potenziato la ricerca in questo senso.

La Defense Advanced Research Projects Agency, che negli scorsi decenni ha sviluppato il sistema di comunicazione internet per scopi militari, conta su un’investimento annuo di 350 miliardi di lire per finanziare la ricerca sulla guerra biologica.
L'Iran e gli stati dell'ex Unione Sovietica possiedono una riserva per la guerra biologica altrettanto fornita (ma hanno speso una cifra molto inferiore) seguiti da Giappone, Iraq e Israele. Sono inoltre sospettati di avere un programma di ricerca sulle armi biologiche Cina, Taiwan, Corea del Nord, Siria, Egitto e Cuba.

La lista probabilmente è molto più lunga, ma la facilità di nascondere i laboratori di fabbricazione rende impossibile conoscere dove e in che misura si continuano le ricerche in questo settore. Sono sufficienti due stanze attrezzate analoghe a quello che si usano negli ospedali per esaminare campioni infetti e, come tali, facilmente occultabili.
Reagenti, mezzi di coltura, centrifughe, pipette e gli stessi batteri e virus possono essere acquistati direttamente dalle ditte farmaceutiche, perché sono considerati merce utilizzata, per scopi ben diversi dalla guerra, in tutte le facoltà di biologia. A riprova di quanto esposto potremo asserire che in questo modo, per posta, Saddam Hussein ordinò Clostridium botulinum.
Le difese contro le armi biologiche

Maschere antigas: i filtri utilizzati sono solitamente a base di carbone attivo e possono bloccare particelle più larghe di un micron.
Abiti protettivi e guanti: è consigliabile indossare protezioni specie se si hanno ferite aperte o qualsiasi altra lacerazione della cute.
Rifugi. Il luogo migliore è una stanza chiusa. L’ideale sarebbe un isolamento di con plastica o altro materiale impermeabile e ventilata con aria filtrata.
Decontaminazione: i tradizionali disinfettanti tipo la formaldeide sono efficaci per sterilizzare le superfici. Vaccinazione: ci deve essere il vaccino specifico.

Parecchi agenti richiedono numerose inoculazioni e per lunghi periodi prima di fornire una protezione immunitaria adeguata. Contro molti agenti contaminanti non esiste un vaccino efficace.
Antibiotici: efficaci contro alcuni ma non contro tutti gli agenti batterici e nessuna efficacia contro i virus. Per alcuni batteri sensibili, la terapia antibiotica deve iniziare entro poche ore dal contagio ovvero prima che i sintomi appaiano.

Sistemi di rilevazione: attualmente sono disponibili solo rudimentali campi di cultura e solo per pochi e specifici agenti. Stanno aumentando in tutto il mondo ricerche per aumentare il numero di agenti rilevabili sia in situazione di guerra che nella vita normale.



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Redazione Sanihelp.it

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