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Tumore dell'ovaio: studiato farmaco che riduce metastasi

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Pubblicato il: 23-02-2009
Sanihelp.it - Il tumore dell’ovaio rappresenta il tumore più aggressivo tra quelli ginecologici, con 165.000 nuovi casi diagnosticati ogni anno nel mondo, 4.000 in Italia, il 5% di tutti i tumori femminili in Europa.

La diagnosi avviene purtroppo in fase avanzata e, in seguito ai trattamenti chemioterapici attualmente disponibili, solo il 30% delle pazienti affette da questa neoplasia sopravvive oltre i cinque anni dalla diagnosi, rendendo necessario lo sviluppo di nuove più efficaci terapeutiche.

I ricercatori dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena hanno studiato il meccanismo che favorisce la diffusione metastatica nel tumore ovarico e come l’utilizzo di particolari farmaci con bassa tossicità possa ridurre significativamente il processo metastatico.
Lo studio rivela il meccanismo molecolare attraverso il quale il recettore A dell’endotelina promuove la diffusione metastatica, servendosi di un interruttore molecolare, la beta-arrestina, come molecola di segnale responsabile del comportamento maligno e aggressivo delle cellule tumorali dell’ovaio. Il blocco selettivo del recettore A dell’endotelina con il farmaco, lo ZD4054, provoca una significativa riduzione del potenziale metastatico del carcinoma ovarico in modelli preclinici.

Il lavoro, svolto grazie al sostegno dell’Associazione Italiana Ricerca Cancro (AIRC) e pubblicato sulla rivista scientifica PNAS, edita dall’Accademia delle Scienze statunitensi, dimostra come l’inibitore del recettore A dell’endotelina, impedendo il reclutamento della beta-arrestina sul recettore, inibisce l’attivazione di vie di segnale fondamentali per la progressione neoplastica.

In precedenti studi i ricercatori avevano dimostrato che il farmaco ZD4054 inibisce la crescita tumorale, favorendo la morte cellulare (apoptosi) e potenzia l’effetto citotossico chemioterapico quando viene associato ai farmaci, come i taxani, usati oggi nel trattamento del carcinoma ovarico. Lo ZD4054 è somministrabile per bocca e studi clinici di fase I e II sul carcinoma della prostata condotti negli USA hanno dimostrato una bassa tossicità e una farmacocinetica estremamente favorevole.

Alla luce di questi risultati, uno studio multicentrico italiano valuterà in una sperimentazione clinica di fase II lo ZD4054 in combinazione con il paclitaxel e il carboplatino in pazienti affetti da carcinoma ovarico.


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Istituto Nazionale Tumori Regina Elena

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