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I danni all'orecchio e le terapie chirurgiche

Come ritrovare la magia della musica

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Pubblicato il: 24-02-2009

Ascoltare musica a tutto volume può danneggiare le nostre orecchie e precluderci per sempre la magia della musica. Ecco le soluzioni offerte dalla chirurgia.

Sanihelp.it - Da deliziosa e utile compagna di vita, la musica può trasformarsi facilmente in rumore dannoso se supera una certa intensità e sottopone quindi la parte più nobile dell’apparato acustico a danni irreparabili.

«Il danno uditivo può essere portato sia da un trauma acustico acuto - per esempio un’esplosione - ma anche un concerto rock seguito vicino alle casse acustiche, o da un trauma cronico, per esempio l’esposizione prolungata al rumore di un motore navale, ma anche l’ascolto di musica costantemente ad alto volume, vuoi per motivi voluttuari (I-Pod), vuoi per motivi professionali (musicisti)», spiega il professor Marco Barbieri, della Clinica Otorinolaringoiatrica dell’Università di Genova.

Il rumore può causare una lesione lacerativa della membrana timpanica, oppure può colpire la funzionalità cocleare, cioè della chiocciola, la struttura preposta sia alla percezione delle vibrazioni sonore sia all'equilibrio fisico. In caso di lesione timpanica il deficit uditivo sarà prevalentemente legato alla trasmissione meccanica del suono e quindi recuperabile una volta avvenuta la restitutio ad integrum/la riparazione (spontanea o chirurgica) delle strutture anatomiche compromesse.
Il problema si complica quando il trauma acustico, acuto o cronico, abbia deteriorato le cellule recettoriali dell’orecchio: in questo caso si tratta di lesioni a carico di organi periferici del sistema nervoso e quindi, almeno fino a oggi, non suscettibili di guarigione spontanea o ottenuta tramite terapia.

Che fare, allora? «Per poter preservare una funzione così importante del nostro organismo, è opportuno innanzitutto prendere coscienza dell’esistenza del problema e, secondariamente, adottare alcuni accorgimenti igienico-sanitari, come l’adeguatezza del volume o l’utilizzo di dispositivi di protezione – raccomanda l’esperto - Recenti studi suggeriscono un massimo di 6 ore al giorno se il volume è inferiore a 80 dB e di soli 5 minuti se il volume è superiore a 100 dB».

E come riappropriarsi della facoltà di ascoltare la musica una volta che l’udito è danneggiato? «Fino a ora non esiste la possibilità, in caso di danno, di riparare e ricostituire le strutture deputate alla percezione sonora- risponde Barbieri - Esistono però diverse e sempre più evolute tecnologie protesiche in grado di supportare, fino a livelli apparentemente impensabili, un orecchio che abbia perso parte delle sue capacità funzionali.

La chirurgia riveste un ruolo sempre più importante in questo ambito: mentre è sempre stata peculiarità chirurgica quella di risolvere i danni della componente legata alla trasmissione del suono, oggi è sempre più frequente la possibilità di posizionare chirurgicamente nell’orecchio dei sofisticati dispositivi atti a implementare la funzione uditiva recettoriale e neurosensoriale.

Ci sono alcuni tipi di patologie che determinano danni all’apparato di trasmissione del suono e in questi casi un ripristino chirurgico della funzione è spesso possibile, sia che si tratti di ricostruire la cassa (timpanoplastica) sia il timpano (miringoplastica) sia gli ossicini (ossiculoplastica, stapedoplastica).

Quando invece si tratta di ipoacusia neurosensoriale si è costretti a ricorrere alla protesizzazione acustica: esistono protesi sofisticatissime che possono essere confezionate perfettamente su misura e programmabili per qualsiasi esigenza (voce parlata, musica, teatro, aeroplano,…) ma certamente non alla portata di tutte le tasche; pertanto una comune protesi è essenzialmente impostata per migliorare l’ascolto della voce parlata. Una protesi programmata per bilanciare la profondità delle vocali con la chiarezza delle consonanti ha sicuramente un’efficacia più limitata per la musica.

Esistono infine delle possibilità chirurgiche per coloro i quali abbiano problemi uditivi talmente gravi da non poter trarre beneficio dalla protesi convenzionale o abbiano particolari esigenze legate, per esempio, a fattori professionali (immagine pubblica, ecc.): impianti cocleari, impianti al tronco, BAHA (Bone Anchored Hearing Aids), impianti dell’orecchio medio.

Tutte queste apparecchiature, per quanto sofisticate, non consentono sicuramente di poter apprezzare finemente la musica ma un segnale di speranza in proiezione futura ci viene dallo Zecchino d’oro del 2007 dove si è esibito un coro di bimbi a cui era stato posizionato un impianto cocleare…».


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Meeting scientifico Musica e Bellezza, note di Salute, Palafiori di Sanremo, 21 febbraio 2009

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