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Pasta e risotti i piatti copiati peggio

Il falso in tavola

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Pubblicato il: 10-03-2009

L'imitazione maldestra delle ricette italiane è molto diffusa all'estero. Ma ora una ricerca rivela che succede spesso anche da noi: su 530 ricette taroccate, 360 arrivano dall'Italia.

Sanihelp.it - Tra una cinquantina d’anni la cucina italiana potrebbe non ricordarsi più come si fa una carbonara o una costoletta alla milanese. Se, infatti, fino a oggi eravamo sicuri che l’imbarbarimento della gastronomia italiana riguardava solo l’estero, dove le ricette tipiche vengono regolarmente tradite, mentre in Italia tutto continuava nel rispetto della tradizione, oggi purtroppo scopriamo una realtà ben diversa.

Su 530 segnalazioni di veri e propri falsi culinari, cioè piatti dal nome conosciuto ma dove ingredienti e procedimento canonici non vengono rispettati, ben 360, cioè oltre il 70%, giungono dalla nostra penisola.
L’incredibile scoperta la si deve a una ricerca realizzata dall’Accademia Italiana della Cucina che, attraverso le sue 290 delegazioni presenti in tutto il mondo, ha monitorato la ristorazione pubblica in Italia e all’estero con l’obiettivo di verificare, appunto, l’effettiva congruenza di 2.000 ricette presentate dai menu dei ristoranti con quelle della tradizione.

Tra le ricette più tradite in Italia troviamo i risotti (12%), seguiti da pasta alla carbonara(6%) e al pesto (4%), tortellini (4%) e cotoletta alla milanese(3%). Ma a sorpresa non vengono risparmiate neanche ricette regionali, simbolo dei tanti campanili italiani: dalla pasta alla Norma al vitello tonnato, dal brodetto di pesce all’erbazzone, dalla bagna caoda ai cannoli siciliani.

E se la ricerca evidenzia il fenomeno nuovo del falso culinario in Italia, conferma allo stesso tempo l’imbarbarimento della nostra cucina nel mondo. Oltre a Usa, Canada e Australia, baluardi della gastronomia italiana falsificata, particolarmente toccate dal fenomeno della contaminazione risultano Irlanda, Portogallo e Finlandia. Ma il discorso vale anche per la Germania, dove alla stima per la cucina italiana fanno da contraltare aggiunte improprie e un abuso di certi ingredienti come aglio, peperoni, rucola e aceto balsamico.

All’estero, il piatto più falsificato è la carbonara (15%), seguito dalle lasagne alla bolognese (10%), e dalla pizza (10%). Più indietro pasta al pesto (8%) e spaghetti al pomodoro (8%), dove la pummarola è spesso di origine cinese (concentrato allungato ed elaborato in Italia) o addirittura viene sostituita con il ketchup.

Per correre ai ripari, l’Accademia Italiana della Cucina ha messo a disposizione sul proprio sito www.accademiaitalianacucina.it un database di oltre 2.000 ricette tradizionali 100% italiane, e realizzato un volume, Il falso in tavola. Una mistificazione da conoscere e contrastare, in collaborazione con il Comando Carabinieri per la tutela della Salute - N.A.S, che tratta diversi argomenti.

Oltre al tema del falso alimentare, nel libro si parla infatti di sofisticazione dei cibi (ovvero il falso che, contrariamente a quello culinario che tocca solo la tradizione gastronomica del nostro Paese, nuoce alla salute dei consumatori), e contraffazione dei prodotti alimentari, intesa come frode commerciale diffusa soprattutto all’estero, che vede coinvolti i principali prodotti italiani e nuoce gravemente all’industria alimentare del nostro Paese e più in generale all’immagine del Made in Italy.

Quest’ultimo fenomeno non è da sottovalutare: di fronte a un fatturato export dell’industria alimentare italiana pari a 20 miliardi di euro, l’imitazione dei prodotti agro-alimentari nel mondo, fenomeno conosciuto come Italian Sounding, ovvero alimento non Made in Italy, vale oltre 50 miliardi. Gli agropirati si camuffano dietro le sigle più strane e singolari: si va dal Parmesao (Bra-sile) al Regianito (Argentina), al Parma ham (Usa) fino al Daniele prosciutto and Company (Usa). Ma c’è anche l’Asiago del Wisconsin, la mozzarella company di Dallas (Usa) e il Danish Grana (Danimarca)…


FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI FONTE - CONFLITTO DI INTERESSI:
Accademia Italiana della Cucina

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