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Mieloma multiplo e gravidanza: farmaco d'elezione è sicuro

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Pubblicato il: 17-03-2009
Sanihelp.it - Si è concluso positivamente, anche nel nostro Paese, il complesso iter di approvazione della talidomide da parte dell'AIFA. Questo farmaco orale, classificato come ospedaliero, è noto per i gravi effetti teratogeni sulle donne in gravidanza e negli ultimi anni si è rivelato efficace nella cura del mieloma multiplo, il secondo tumore del sangue più diffuso dopo il linfoma non-Hodgkin.

Il mieloma multiplo interessa prevalentemente i soggetti adulti e anziani, con un’età media di insorgenza intorno ai 60/70 anni. Proprio a causa del progressivo invecchiamento della popolazione mondiale, questa malattia è in netto aumento. Attualmente, l’incidenza è di 5 casi ogni 100.000 abitanti negli uomini e di 4,2 nelle donne, mentre il gruppo etnico più colpito risulta essere quello africano, seguita dal caucasico e asiatico.

La talidomide è stata la prima molecola a essere ampiamente sperimentata nella terapia del mieloma multiplo, dimostrandone l’efficacia con studi randomizzati. In particolare è già stata dimostrata l’efficacia di questo farmaco, in associazione alla chemioterapia tradizionale, in pazienti anziani e in pazienti che non possono essere sottoposti a trapianto di cellule staminali autologhe. Oggi talidomide diventa il farmaco d’elezione per il trattamento del mieloma multiplo nei pazienti di nuova diagnosi.

Inoltre, attraverso il programma di gestione del rischio attuato da Celgene, vengono anche garantiti i più ampi margini di sicurezza per tutti i pazienti. A questo scopo l'Associazione Thalidomidici Italiani Onlus (Thaionlus) ha lavorato con altre associazioni europee di vittime della talidomide, con l’Unione Europea e con Celgene affinché ogni donna potenzialmente fertile che entri in contatto con questo farmaco sia sottoposta al Piano di Prevenzione della Gravidanza, condiviso e approvato dall’EMEA, per evitare che in Italia e in Europa nascano altri bambini talidomidici, come purtroppo ancora oggi capita in quei paesi, come il Brasile o l’India, dove il farmaco è venduto senza un apposito programma di gestione del rischio.



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Celgene srl

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